
In un processo per truffa di miliardi ai danni di investitori negli Stati Uniti, Credit Suisse rischia di pagare un risarcimento fino a due miliardi di dollari, secondo quanto stabilito ieri da un tribunale americano. L'istituto di credito è chiamato in causa nel fallimento, nel 2002, della National Century Financial Enterprises (NCFE). I querelanti accusano Credit Suisse di aver portato sul mercato finanziario obbligazioni della NCFE, divenuta poi insolvente, nascondendo loro la reale situazione finanziaria della società. In una precedente udienza il giudice aveva stimato le rivendicazioni degli investitori lesi a circa 2 miliardi di dollari. Questa decisione rappresenta un primo successo per i querelanti tra i quali figurano lo stato dell'Arizona, la banca Lloyds TSB, Alliance Bernstein Holding e la società Pimco, una filiale dell'assicuratore Allianz. Un processo è fissato per il primo aprile. L'avvocato Kathy Patrick, che rappresenta alcuni dei querelanti si è dichiarata "fiduciosa" sul fatto che i suoi clienti otterranno riparazione. Un portavoce del Credit Suisse si è invece rifiutato di esprimere qualsiasi commento. La NCFE offriva prestazioni finanziarie nell'ambito sanitario. Nel novembre 2002 ha dichiarato bancarotta e per la giustizia americana si è trattato di un caso di fallimento fraudolento. In totale il danno è stato valutato a 2,9 miliardi di dollari. Il Ceo e fondatore della NCFE Lance Poulsen, 69 anni, è stato già condannato a 30 anni di prigione per truffa. È stato inoltre dichiarato insolvente. ATS
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