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Svizzera
Credit Suisse diventa Credit Qatar?
Redazione
13 anni fa
Per la prima volta nella storia, una delle due grandi banche svizzere potrebbe passare in mano agli emiri

Gli emiri del Qatar sono vicinissimi al controllo di Credit Suisse. È questo il titolo d'apertura, a caratteri cubitali, dell'edizione odierna del domenicale romando Le Matin Dimanche, che svela i retroscena del "trucchetto" qatariota.

Nel 2008, al contrario di UBS che si affidò all'aiuto della Confederazione, Credit Suisse uscì dalla crisi dei subprime grazie all'intervento degli emiri. L'accordo con la Qatar Holding, il fondo sovrano della potente dinastia regnante in Qatar, gli Al-Thani, fu visto come un grande successo e fece del patron di Credit Suisse, Brady Dougan, l'eroe del momento. Il fatto che la sua banca fosse riuscita a salvarsi da sola suscitava infatti l'invidia di molti altri istituti.

Ma oggi, a cinque anni di distanza, quel successo di Credit Suisse potrebbe portare le prime pesanti conseguenze. Per la prima volta nella storia, la Svizzera potrebbe vedere un fondo di investimento straniero prendere il controllo di una delle sue due grandi banche.

"Credit Suisse non è mai stata così vicina al passaggio nelle mani di un solo azionista, in questo caso straniero" ha affermato Roby Tschopp, direttore dell'associazione che difende gli azionisti Actares. 

La notizia del passaggio di mano è apparsa in una nota del 31 ottobre scorso sul sito internet della Borsa svizzera. Qatar Holding ha convertito i 4,5 miliardi di dollari che Credit Suisse gli doveva ancora in una nuova forma di obbligazioni, chiamate "convertibili". Questi prodotti, chiamati "cocos" (da contingent convertible bonds) erano stati proposti alle banche nel 2011 per gonfiare il loro capitale. UBS non ne aveva voluti ma Credit Suisse aveva approfittato dell'occasione.

Ma questi "cocos" qatarioti prevedono che, se i fondi propri della banca cadono sotto un certo livello, in questo caso il 7% degli attivi, il Qatar li può trasformare in azioni. Se esercitasse questo diritto, la partecipazione del fondo in Credit Suisse salirebbe di colpo al 21%, facendo dell'Emirato il principale azionista della banca elvetica.

Nel rispetto delle norme della borsa svizzera, questo 21% di diritti di voto che il Qatar potrebbe ottenere in Credit Suisse è già stato iscritto, giovedì scorso, al Registro di commercio.

"È un deal degno di Warren Buffett!" ha esclamato un ex banchiere d'affari vicino a UBS, che ha preferito restare anonimo. "Brady Dougan si crede furbo, ma la partita per il controllo della banca è appena iniziata."

il portavoce di Credit Suisse si vuole più rassicurante. Marc Dosch ha spiegato che la banca dispone di fondi propri a sufficienza, il 16% degli attivi, quindi ben al di sopra di quel 7% che consentirebbe a Qatar Holding di esercitare il suo diritto di conversione.

Ma secondo letture più severe dei numeri contabili di Credit Suisse, questa percentuale sarebbe già oggi del 10%, il livello più basso tollerato dalla FINMA. La direzione della banca ha assicurato che continuerà a risanare il suo bilancio in modo "drastico", abbandonando le attività a rischio e facendo di tutto per evitare di varcare la soglia fatidica del 7%. Ma Roby Tschopp avvisa: "Il filo teso attorno alla banca dai qatarioti può salvarla, ma può anche strangolarla."

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