
Da eroi a indagati. I soccorritori dell'Organizzazione cantonale di soccorso del Vallese, finora elogiati per l'intervento nella notte dell'incendio del Constellation a Crans-Montana, potrebbero ora finire al centro di un'inchiesta penale. A riportarlo è la Stampa, secondo cui la Procura vallesana avrebbe aperto un'indagine separata, notizia non ancora ufficialmente confermata.
A muovere le accuse è in particolare l'Italia. L'avvocato Fabrizio Ventimiglia, che assiste la famiglia di uno studente quindicenne ferito nel rogo, ha presentato una denuncia. Secondo il legale, quella notte sarebbero mancate attrezzature di base: poche barelle, poche coperte termiche e, soprattutto, un numero insufficiente di bombole d'ossigeno. Carenze che, sostiene, avrebbero potuto aggravare le condizioni di alcune vittime.
Sul tavolo anche presunti errori nel triage. Un altro legale, che rappresenta vittime svizzere, ha confermato al Blick che la gravità delle ustioni potrebbe essere stata sottovalutata: «In condizioni di calore estremo si possono subire gravi danni ai nervi senza che la pelle mostri segni evidenti». Una valutazione errata che avrebbe causato ritardi nei trasferimenti in ospedale, in alcuni casi fino a quattro ore.
Le opinioni restano divise. Un altro avvocato svizzero delle vittime, tramite il Blick, ha difeso l'operato dei soccorritori, parlando di «straordinaria efficienza». Di tutt'altro avviso Vinciane Stucky, madre di Trystan Pidoux, diciassettenne deceduto nell'incendio: «È esattamente quello che mi aspettavo». La donna sottolinea che il figlio non è morto tra le fiamme, ma avvelenato dal fumo, e si interroga sul numero di vittime causate dalla mancanza di ossigeno.
L'Organizzazione, guidata dal direttore Fredy-Michel Roten, ha replicato di non essere al corrente di alcuna denuncia. L'organizzazione rivendica un intervento «coscienzioso e metodico», con un rafforzamento graduale delle risorse e procedure collaudate, rinunciando per rispetto a ulteriori commenti.

