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Svizzera
Crack Parmalat, riprende il processo a Bellinzona
Crack Parmalat, riprende il processo a Bellinzona
Crack Parmalat, riprende il processo a Bellinzona
Redazione
10 anni fa
L'ex banchiere avrebbe riciclato circa 50 milioni di franchi principalmente in Ticino, nei Grigioni e nel Liechtenstein

Dopo una interruzione di oltre tre mesi (vedi suggeriti) è ripreso oggi al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona il processo a un ex banchiere italiano coinvolto nel dissesto del gruppo agroalimentare Parmalat. È previsto che il procedimento duri sei giorni. L'imputato 52enne, ex quadro della succursale milanese di Bank of America (BoA) ed ex consulente della Parmalat fallita nel 2003, è accusato di riciclaggio aggravato, ripetuta falsità in documenti e corruzione attiva. Tra il 2000 e il 2004 l'uomo avrebbe riciclato, principalmente in Ticino, nei Grigioni e nel Liechtenstein, circa 52,5 milioni di franchi, frutto di appropriazioni indebite ai danni della Parmalat. Secondo l'accusa per il riciclaggio sono stati utilizzati conti bancari aperti da prestanome e società di comodo. L'imputato avrebbe tra l'altro falsificato documenti bancari e corrotto un funzionario della Banca Cantonale Grigionese. Quest'ultimo è stato condannato nel dicembre 2013 dal TPF in una procedura abbreviata per riciclaggio di denaro aggravato e corruzione passiva.

Come in agosto, il suo avvocato ha affermato che l'imputato, oggi presente in aula, soffre di disturbi psichici che lo rendono incapace di partecipare ai dibattimenti. Il giudice non ha però ritenuto valida l'obiezione e il dibattimento è proseguito regolarmente. Sostanzialmente per evitare che, come già avvenuto, altri reati cadessero in prescrizione. Solo da agosto a novembre è stato il caso per ben 64 delitti, secondo il Ministero pubblico della Confederazione (MPC). L'accusa ritiene che la presentazione di una nuova perizia medica sia solo "una manovra tecnica di difesa".  Il giudice ha pure respinto la richiesta di lasciar cadere tutte le imputazioni riguardanti il riciclaggio di denaro, poiché a parere della difesa non sono abbastanza solide. Nel febbraio del 2014 il TPF di Bellinzona aveva già condannato l'ex banchiere a 27 mesi di carcere e al pagamento di una indennità di un milione di franchi per truffa e istigazione alla falsità in documenti. Il crack del gruppo agroalimentare italiano aveva provocato un buco di circa 14 miliardi di euro. Nel corso delle indagini, l'MPC ha bloccato in Svizzera circa 10 milioni di franchi e nel Principato del Liechtenstein oltre 20 milioni.

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