
Fiumi di inchiostro sono già stati versati per stabilire se le autorità federali, nelle prime settimane del 2020, abbiano sottovalutato o meno il rischio rappresentato dal coronavirus, soprattutto di fronte ad alcuni allarmi che giungevano dalla Cina e dal resto d’Europa.
L’ultimo capitolo di questa diatriba coinvolge il medico capo dell’esercito, Andreas Stettbacher: stando a quanto rivelato dal Tages Anzeiger, che cita documenti riservati, il medico militare avrebbe provato ad avvertire l’Ufsp del pericolo già nel mese di febbraio 2020. Stettbacher paventava in particolare un’esplosione della pandemia nel nostro paese. Tuttavia, l’Ufficio federale della sanità pubblica non avrebbe prestato particolare attenzione al suo allarme.
Un diario con osservazioni personali trasmesse ad Amherd
Fra il 3 febbraio e il 20 maggio dello scorso anno, Stettbacher ha tenuto un diario con le sue considerazioni sull’evoluzione pandemica e sulla gestione dell’emergenza. Le sue valutazioni erano poi regolarmente trasmesse alla responsabile della Difesa, Viola Amherd. Già a inizio febbraio, Stettbacher pronosticava l’inevitabilità dello scoppio di un’epidemia di Covid-19 in Svizzera, oltre a una forte pressione sul settore sanitario. Con la scoperta dei primi casi ufficiali di coronavirus in Italia e del primo caso in Svizzera, riscontrato in Ticino, il medico militare ha rivisto ulteriormente al rialzo il rischio che la situazione potesse degenerare. Negli stessi giorni, Berna parlava ancora di “rischio moderato”.
Esercito fra i primi a muoversi
E fra i primi settori a essere toccati da misure di contenimento del contagio c’è stato proprio l’esercito: alle reclute in servizio in Ticino è stato per esempio proibito di uscire dalle caserme. Stettbacher si è espresso anche sulla questione delle mascherine, che pure in seguito avrebbe fatto molto discutere. Ancora prima dei primi casi di Covid in Svizzera, Stettbacher stimava che le riserve di mascherine in dotazione alla Confederazione non sarebbero bastate. Per questo motivo, la farmacia dell’esercito ha provato a comprarne delle nuove. Proprio nei confronti degli acquisti effettuati dalla farmacia militare, specialmente di mascherine, erano state avanzate numerose critiche. In particolare, all’ente militare è stato rimproverato l’acquisto di mascherine a prezzi eccessivi (fino a 9,50 franchi al pezzo).
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