
Il Tribunale federale (TF) ha annullato l'allontanamento di una 23enne cittadina kosovara che era stata costretta a sposarsi nel marzo di 4 anni fa. La giovane era entrata in Svizzera il 28 febbraio 2014 all’età di 19 anni e poche settimane più tardi si era sposata civilmente con un cittadino elvetico di origine kosovara.
La ragazza aveva ottenuto un permesso di domicilio ma nel novembre del 2014 era tornata in Kosovo, per poi rientrare brevemente in Svizzera da alcuni conoscenti. Nel marzo del 2015, in seguito alla denuncia presentata dalla 23enne, il Tribunale cantonale obvaldese aveva annullato il matrimonio. La decisione era cresciuta in giudicato e procedimenti a carico dell’ex marito e di sua madre erano stati aperti e sono tuttora pendenti in Kosovo. Nel maggio del 2015, tuttavia, la Sezione delle migrazione del Canton Obvaldo le aveva rifiutato il rinnovo del permesso di domicilio, intimandole di lasciare la Svizzera.
La giovane ha inutilmente ricorso sia al Consiglio di Stato si al Tribunale cantonale amministrativo obvaldese prima di rivolgersi in ultima istanza al Tribunale federale che, come detto, le ha dato ragione. I giudici di Mon Repos hanno concluso che vi fossero gli estremi per giustificare la proroga del suo permesso di dimora in quanto vi sono “gravi motivi personali che rendono necessario il prosieguo del soggiorno in Svizzera della ricorrente (Art. 50b LStr)”. Tali motivi sono giustificati dal fatto che il matrimonio fosse stato forzato e dunque contro la volontà della giovane.
La Corte ha dunque optato per la tutela della giovane e, con sentenza del 29 maggio scorso, ha rinviato gli atti al Tribunale cantonale amministrativo per nuova decisione ai sensi dei considerandi.
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