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Live Bürgenstock
Cosa resta della Conferenza sulla pace?
2 anni fa
Nel nostro live tutti gli aggiornamenti sulla conferenza in corso in Svizzera.

Sabato 15 e domenica 16 giugno sul Bürgenstock, nel Canton Nidvaldo, si tiene la Conferenza sulla pace in Ucraina. Al summit, ospitato dalla Svizzera, interverranno 100 delegazioni, fra cui 57 capi di Stato e di Governo provenienti da tutte le regioni del mondo. L’obiettivo della conferenza è avviare un processo di pace. A tal fine, spiega il Consiglio federale, "sono necessari vari elementi: una partecipazione che sia la più ampia e importante possibile, in modo che funga da segnale di sostegno, lo sviluppo di un’intesa comune su tre temi volti a rafforzare la fiducia – ossia la sicurezza nucleare, la sicurezza alimentare e la dimensione umanitaria – e l’adozione di una prospettiva per una successiva fase che preveda la partecipazione della Russia". Organizzando questa conferenza, la Svizzera "offre una piattaforma di discussione in cui tutti gli Stati partecipanti avranno la possibilità di contribuire con le loro proposte per una pace in Ucraina giusta e duratura".

I temi sul tavolo

Il programma di questi due giorni "prevede sia scambi in seduta plenaria, sia discussioni condotte in gruppi di lavoro sui tre temi menzionati". Verranno trattate questioni "d’interesse globale che riguardano direttamente un gran numero di Stati e che sono già state proposte in diversi piani di pace per l’Ucraina. I Paesi che hanno già vissuto un conflitto potranno contribuire con la loro esperienza ad approfondire i vari temi trattati: sia in ambito umanitario, nelle questioni concernenti lo scambio di prigionieri di guerra, il rilascio di civili e il rimpatrio di bambini, sia nei settori della sicurezza nucleare o della sicurezza alimentare". Non solo, perché la Conferenza, precisano Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), e quelli degli affari esteri (DFAE) "offrirà anche l’opportunità di discutere per la prima volta ai massimi livelli su come e quando la Russia potrà essere coinvolta in questo processo". Per il Consiglio federale, "l’elaborazione di una soluzione duratura richiede in ultima analisi la partecipazione di entrambe le parti. Organizzando questa conferenza, la Svizzera fa in modo che si compia un primo passo verso un processo che possa condurre a una pace in Ucraina giusta e duratura. La Svizzera rimane in tal modo fedele alla sua lunga tradizione di promozione del dialogo".  

2 anni fa
Sicurezza alla conferenza sulla pace, per la Polizia il bilancio è positivo
© DFAE - KEYSTONE/EDA/POOL/Michael Buholzer
© DFAE - KEYSTONE/EDA/POOL/Michael Buholzer
Durante la due giorni, ha spiegato la Polizia cantonale nidvaldese, "è stato necessario allontanare alcune persone e veicoli sospetti dalla zona rossa". Segnalati alla polizia i piloti dei droni che volavano nella zona chiusa al traffico aereo.

È positivo il bilancio della sicurezza stilato al termine della conferenza di pace sull'Ucraina che si è tenuta nel fine settimana al Bürgenstock (NW). La polizia cantonale ha registrato solo qualche disturbo nella zona "rossa". "L'impiego del dispositivo di sicurezza è stato una sfida. Non si era mai verificato un evento di questa portata in tutta la Svizzera. Possiamo dire che tutto è andato secondo i piani", ha dichiarato oggi a Keystone-ATS Stephan Grieder, comandante della polizia cantonale di Nidvaldo.

I casi registrati

Stando a una nota odierna diramata dalle forze dell'ordine nidvaldesi, durante il controllo degli accessi alla zona sopracitata è stato necessario allontanare alcune persone e veicoli sospetti. Oltre a questo, la polizia ha fermato un uomo che si presume sia l'autore di vari furti con scasso a Nidvaldo. Indagini sono ancora in corso. La polizia ha scritto che ci sono state manovre di disturbo soprattutto nel cyberspazio sotto forma di attacchi di sovraccarico (i cosiddetti DDoS, ndr), che erano previsti e non hanno avuto conseguenze significative. Nello spazio aereo interdetto sono stati individuati anche dei piccoli droni, i cui rispettivi piloti sono stati segnalati alla polizia.

"Siamo stati in grado di svolgere la nostra missione"

Le zone di sicurezza e di sbarramento, nonché il divieto di sorvolo dello spazio aereo, sono stati revocati a mezzanotte, dopo la partenza dal Bürgenstock dell'ultima delegazione. "Tracciamo un bilancio positivo. Grazie ai preparativi completi e alle misure di sicurezza, siamo stati in grado di svolgere la nostra missione con discrezione, contribuendo così a uno svolgimento senza intoppi", ha dichiarato Stephan Grieder, comandante del corpo di polizia citato nel comunicato. Nei prossimi giorni, l'esercito e la polizia cantonale saranno impegnati a smantellare il dispositivo di sicurezza, ha proseguito Grieder, aggiungendo che quanto svolto in termini di sicurezza sarà ulteriormente valutato anche in questa fase. Il numero totale di forze dispiegate lo scorso fine settimana rimarrà segreto per evitare che si traggano conclusioni sull'organizzazione della sicurezza, ha detto Grieder. La forze dell'ordine nidvaldesi hanno collaborato con corpi di polizia di tutta la Svizzera, nonché con l'esercito, l'Ufficio federale di polizia (fedpol), il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) e altri.

2 anni fa
Bürgenstock, a firmare il comunicato congiunto sono stati in 82
Lo comunica il Dipartimento federale degli affari esteri, spiegando che il documento "è stato sostenuto dalla maggior parte degli Stati e delle organizzazioni presenti alla Conferenza sulla pace".

Ottantadue Stati e organizzazioni approvano il comunicato congiunto al termine della Conferenza di alto livello sulla pace in Ucraina. Rispetto a quanto inizialmente annunciato, quindi, al termine del Summit hanno sottoscritto il documento due partecipanti in meno. Ricordiamo infatti che ieri era stato scritto che "la dichiarazione finale sarebbe stata firmata da 84 Stati e organizzazioni". In ogni caso, "la grande maggioranza di chi ha partecipato alla Conferenza ha sostenuto il comunicato congiunto".

"Un segnale chiaro"

Nel suo discorso conclusivo, la presidente della Confederazione Viola Amherd ha definito il Joint Statement come “un segnale chiaro alla popolazione dell’Ucraina e a tutte le persone direttamente colpite dalle ripercussioni della guerra: gran parte della comunità internazionale è determinata a mettere in atto un cambiamento", viene spiegato dal Dipartimento federale degli affari esteri. I colloqui che si sono tenuti negli ultimi due giorni hanno evidenziato che esistono prospettive differenti. “Ma l’aspetto ancor più importante è il nostro consenso sulla necessità di portare avanti il processo verso la pace in Ucraina – sulla base del diritto internazionale e, in particolare, dello Statuto delle Nazioni Unite”, ha concluso la presidente della Confederazione.

Chi ha firmato

Albania, Andorra, Argentina, Australia, Austria, Beglio, Benin, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, Capo Verde, Canada, Cile, Comore, Costa Rica, Costa d'Avorio, Consiglio d'Europa, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Repubblica Dominicana, Ecuador, Estonia, Commissione europea, Consiglio europeo, Parlamento europeo, Fiji, Finlandia, Francia, Gambia, Georgia, Germania, Ghana, Grecia, Guatemala, Ungheria, Islanda, Irlanda, Israele, Italia, Giappone, Kenya, Kosovo, Lettonia, Liberia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Moldavia, Monaco, Montenegro, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Macedonia del Nord, Norvegia, Palau, Perù, Filippine, Polonia, Portogallo, Qatar, Corea del Sud, Romania, Ruanda, San marino, São Tomé e Príncipe, Serbia, Singapore, Slovacchia, Slovenia, Somalia, Spagna, Suriname, Svezia, Svizzera, Timor Est, Turchia, Ucraina, Regno Unito, Stati Uniti, Uruguay.

2 anni fa
Il presidente lettone sulla conferenza: "Sono positivamente sorpreso"
Il fatto che la Svizzera "abbia tenuto il vertice con l'Ucraina e altri Paesi che la pensano allo stesso modo ha dimostrato che può ancora svolgere il suo ruolo di partner nei negoziati", ha precisato il presidente lettone

Il presidente lettone Edgars Rinkevics si è detto "positivement surpris" dopo la conferenza di pace sull'Ucraina al Bürgenstock (NW). La Svizzera ha dato un contributo importante con questo vertice, ha dichiarato Rinkevics in un'intervista. Era importante riportare l'Ucraina sulla scena mondiale, ha dichiarato Rinkevics in un'intervista pubblicata oggi da Tamedia. Il fatto che la Svizzera abbia tenuto il vertice con l'Ucraina e altri Paesi che la pensano allo stesso modo ha dimostrato che può ancora svolgere il suo ruolo di partner nei negoziati, ha precisato il presidente lettone. "Vorrei anche sottolineare il fatto che si è associata ad alcune sanzioni internazionali", ha detto. Secondo Rinkevics, la conferenza è andata meglio del previsto. Ci sono stati tentativi di impedire la partecipazione dei Paesi del Sud, ma non hanno avuto successo.

2024, l'anno perso

Rinkevics non si aspetta un'altra conferenza quest'anno. Molto dipenderà dal processo diplomatico, ha detto. Una delle questioni centrali rimane quella di come integrare la Cina. "Ma non sono ingenuo: per me il 2024 è un anno perso", ha aggiunto. Al termine dell'incontro, la grande maggioranza dei presenti alla conferenza sull'Ucraina ha chiesto la partecipazione di "tutte le parti" a un processo di pace. Tuttavia, sono rimasti divisi sulla questione chiave di quando e come la Russia dovrebbe essere coinvolta. Secondo le stime di Rinkevics, la Russia attende le elezioni americane prima di prendere qualsiasi decisione. Ha inoltre sottolineato le nuove elezioni in Francia, la composizione ancora incerta della Commissione europea e la realtà militare in Ucraina. "A mio avviso, i russi non hanno alcun interesse a provocare grandi cambiamenti prima della fine dell'anno", ha dichiarato Rinkevics.

2 anni fa
Conferenza sulla pace, il commento della stampa ticinese
© FDFA/POOL/Pascal Lauener
© FDFA/POOL/Pascal Lauener
Il giorno dopo la conclusione della conferenza sulla pace in Ucraina, la stampa ticinese commenta quanto avvenuto al Bürgenstock. Ecco cosa hanno scritto Corriere del Ticino e laRegione.

Bürgenstock. Questo luogo nel Canotn Nidvaldo è stato al centro dell'attenzione mondiale nel fine settimana appena passato. Il motivo? È lì che si è tenuta la conferenza sulla pace in Ucraina. Gli Stati partecipanti, un centinaio, non sono riusciti a raggiungere un accordo unanime su una "dichiarazione finale" e 84 tra Stati e organizzazioni partecipanti hanno sottoscritto un comunicato congiunto, lungo poco più di due pagine, in cui viene condannata la minaccia delle armi nucleari e si chiede il ritorno in Ucraina dei bambini deportati in Russia e l'esportazione senza ostacoli del grano ucraino. La dichiarazione, inoltre, non contiene inoltre alcuna dichiarazione chiara in merito alla data e al luogo per un prossimo vertice. I firmatari sono invece concordi sul fatto che occorrerà coinvolgere la Russia nelle consultazioni future: "crediamo che l'inclusione e il dialogo tra tutte le parti sia necessario per raggiungere la pace".

"La guerra, la pace e lo scacchiere elvetico"

"Una Conferenza sulla pace senza che al tavolo del dialogo fosse seduto l’aggressore, una dichiarazione sprovvista della firma di alcuni Paesi presenti sul Bürgenstock e una due giorni elvetica con il leader ucraino a fare 'gli onori di casa', scrive il vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti nel proprio editoriale. "Elementi che dovrebbero indurre chiunque a parlare di un’occasione mancata, se non di una conferenza fallita. Ma le cose non stanno in questi termini, la piccola Svizzera non esce con le ossa rotte da questo vertice che aveva preso una piega insidiosa già solo per quanto descritto in partenza. La nostra Svizzera, in quello che rimane un complesso scacchiere in un contesto nel quale è più facile sbagliare una mossa piuttosto che azzeccarla, ha risposto 'presente'. Certo si poteva decidere di rimanere immobili, ma questo atteggiamento non ci si addice e di questo ne andiamo fieri. Le critiche, specie quelle giunte dal mondo politico elvetico, si sono pertanto dimostrate piuttosto ingenerose e il bilancio va stilato non partendo da quello che sarebbe stato l’illusorio obiettivo della sottoscrizione della pace (che nessuno ha mai ipotizzato)", continua Righinetti.

"Non è tollerabile sottostare a diktat"

"Riconosciamo alla presidente della Confederazione Viola Amherd e al capo del DFAE Ignazio Cassis di aver raccolto il massimo e il meglio possibile da uno dei punti più suggestivi della nostra nazione, con un solo neo: aver concesso al leader ucraino Volodymyr Zelensky di orientare eccessivamente il percorso di questa conferenza. In futuro occorrerà maggiore capacità e caparbietà, senza farsi guidare da una parte nel conflitto a due passi di casa nostra, indipendentemente da quale sia questa parte. In particolare, per noi svizzeri che abbiamo la neutralità e l’indipendenza di giudizio che scorre nelle vene, non è tollerabile dover sottostare a diktat o alcun diritto di veto".

"Finalmente si è parlato di pace"

Come scritto, la dichiarazione finale non è stata accolta all'unanimità e ci sono diversi paesi che non l'hanno firmata, tra loro gli Stati "Brics", come India, Brasile e Sudafrica. Ricordiamo che Cina e Russia, inoltre, non hanno partecipato al Summit. "Credere che i Paesi Brics con delegazioni giunte in Svizzera (Brasile, India e Sudafrica) avrebbero fatto uno sgarbo ai potenti assenti – Cina, ma soprattutto Russia – non rientrava nella sfera delle cose immaginabili", aggiunge Righinetti, aggiungendo che "va riconosciuto che al Bürgenstock si è parlato per la prima volta di pace, un percorso che rimane lungo e impervio, che richiederà la collaborazione di tutti, Russia in primis".

"La diplomazia e i suoi limiti"

"La fine della guerra rimane una chimera". Inizia così Roberto Antonini, sulle pagine de LaRegione, il proprio commento alla conferenza sulla pace. "Il Bürgenstock non farà né tacere le armi né rinsavire il presidente russo. L’aggressore, assente, aveva d’altronde mandato un grottesco messaggio alla centuria riunita sulla montagna nidvaldese: che l’Ucraina firmi dapprima la resa, che rinunci a parte del suo territorio, poi possiamo discutere di pace. Una cinica provocazione che meritava tuttalpiù un’alzata di spalle. Sarebbe stato sorprendente allora stanare nei meandri lessicali del comunicato congiunto e successive conferenze stampa qualche passo concreto verso un accordo di pace, che notoriamente non si può raggiungere senza la controparte. Sono 84 le firme apposte al testo finale che riguarda la sicurezza nucleare, il commercio e lo scambio di prigionieri oltre al rimpatrio di 20mila bimbi ucraini deportati in Russia".

 "Un buco nell'acqua? No, non proprio"

"Ci sarà verosimilmente un seguito, non si sa dove, ma ieri il presidente Zelensky ha ribadito con forza il principio – irrevocabile anche per gli altri partecipanti – dell’intangibilità delle frontiere a cui Putin ha già da tempo risposto a cannonate. Summit tradottosi di riflesso in un buco nell’acqua? No, non proprio", continua Antonini. "Forte anche delle basse aspettative, l’iniziativa promossa dalla Svizzera segna un ragguardevole successo diplomatico. Viola Amherd e Ignazio Cassis ci hanno creduto, sono riusciti a riunire un centinaio di Paesi e organizzazioni raggiungendo due obiettivi politici: il consolidamento del sostegno all’Ucraina e la difesa dello Stato di diritto e dell’integrità territoriale degli Stati. A meno di non caldeggiare, di fronte a ingiustizie e guerre, una pilatesca lavata di mani nel lavacro della presunta neutralità, bisogna constatare che la politica estera elvetica ne esce rafforzata: Berna si scrolla di dosso quel look di pavido opportunismo che le ha consegnato una lunga storia di equilibrismi non proprio disinteressati".

"Il nuovo grande gioco"

"Il grande limite è costituito dalla mancata cooptazione di gran parte dei Paesi del Sud globale. In una fase di profondi mutamenti dell’assetto mondiale, il conflitto ucraino rimane una faglia sismica tra Occidente e quanti dalla galassia del G7 o dell’Ocse si sentono distanti se non esclusi. Le vecchie potenze percepiscono chiaramente sul loro collo il fiato sempre più ravvicinato e insistente di quelle emergenti, che ora, imbaldanzite dal progressivo spostamento del baricentro mondiale a cui conduce inevitabilmente la globalizzazione, rivendicano una loro fetta nella grande torta planetaria. Per molti degli assenti non si trattava certamente di schierarsi con l’invasore russo ma, nel nuovo “grande gioco”, di assumere maggior peso specifico di fronte a un Occidente di cui percepiscono le incongruenze: quelle della politica dei “due pesi due misure”. Lo ha ben sottolineato con prontezza ai microfoni della Rsi Carlo Sommaruga. Nel riconoscere 'il bel successo della diplomazia elvetica' il vicepresidente della Commissione esteri del Consiglio degli Stati non ha mancato di ricordare che il rispetto del diritto internazionale non deve valere solo per l’Ucraina, facendo esplicito riferimento al massacro in corso a Gaza. La credibilità del processo di pace che si vuole fare attecchire in Europa orientale si gioca in effetti anche altrove, laddove finora alla coerenza si è anteposta, sotto lo sguardo perplesso del 'Sud globale', una visione politica a geometria variabile".

2 anni fa
Cosa resta della Conferenza sulla pace?
Domande e risposte sul vertice per l'Ucraina svoltosi nel week-end al Bürgenstock.

Un "comunicato congiunto" della maggioranza degli Stati partecipanti, nessuna data e luogo per il prossimo vertice, un forte desiderio di pace e duri commenti da parte della Russia. Sono i punti salienti della Conferenza svoltasi nel week-end sul Bürgenstock. Ecco alcuni dettagli:

Cosa può essere considerato un successo?

La Conferenza ha registrato una grande partecipazione. Circa 160 Paesi e organizzazioni sono stati invitati e un centinaio sono giunti in Svizzera, compresi i principali attori della politica globale come i Paesi del G7. Il desiderio di pace era percepibile e tangibile nelle dichiarazioni formulate degli ospiti. Durante i due giorni di riunione non si è verificato alcun incidente di rilievo. Gli attacchi di hacker sono passati in gran parte inosservati. Una delle più grandi operazioni di sicurezza della storia recente della Svizzera si insomma è svolta senza problemi.

Cosa non è stato raggiunto?

Gli Stati partecipanti non sono riusciti a raggiungere un accordo unanime su una "dichiarazione finale" e ci si è dovuti accontentare di un "comunicato congiunto", sottoscritto da 84 del centinaio di Stati e organizzazioni partecipanti. Il documento, lungo poco più di due pagine, condanna la minaccia delle armi nucleari, chiede il ritorno in Ucraina dei bambini deportati in Russia e l'esportazione senza ostacoli del grano ucraino. Paesi importanti come Brasile, India e Arabia Saudita non hanno firmato il documento. Inoltre, la Cina, un altro attore di peso, era assente al Bürgenstock. La dichiarazione non contiene inoltre alcuna dichiarazione chiara in merito alla data e al luogo per un prossimo vertice. I firmatari sono invece concordi sul fatto che occorrerà coinvolgere la Russia nelle consultazioni future: "crediamo che l'inclusione e il dialogo tra tutte le parti sia necessario per raggiungere la pace".

Quale bilancio stila la Svizzera?

La presidente della Confederazione Viola Amherd ha detto di essere "convinta che l'evento abbia avuto un buon risultato". "Nel complesso - ha sostenuto - ho ricevuto feedback positivi da tutti i partecipanti, che hanno ringraziato per aver offerto questa piattaforma di dialogo". Il ministro degli esteri Ignazio Cassis ha affermato che la conferenza non sarà dimenticata.

Cosa dice l'Ucraina?

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha considerato un successo il fatto che l'integrità territoriale e la sovranità dell'Ucraina siano state sottolineate da tutti i partecipanti alla conferenza. Alcuni Stati, come il Canada, hanno inoltre già segnalato la loro disponibilità a ospitare un secondo vertice.

Come commenta la Russia la conferenza?

Il presidente russo Vladimir Putin ha inviato chiari segnali prima e durante la conferenza, sostenendo di non essere favorevole al processo di pace avviato. Ha posto le sue condizioni per i negoziati, tra cui la completa rinuncia dell'Ucraina ai territori unilateralmente annessi alla Russia e che corrispondono a poco più di un quinto del suo territorio.

Cosa succederà ora?

Questo punto è in gran parte oscuro. Ci sono idee diverse sul futuro processo di pace. Cassis è ottimista sul fatto che presto si terrà una seconda conferenza, alla quale dovrebbe essere presente anche la Russia. Pure Zelensky ha espresso la sua apertura al dialogo con Vladimir Putin, ma a chiare condizioni: la Russia deve ritirarsi dai territori ucraini occupati. Alla luce dell'attuale situazione nella zona di guerra, questo sembra illusorio. Nel frattempo sono previsti incontri di lavoro con numerosi Paesi di diversi continenti per lavorare a un piano di pace. Ciò avverrà a livello di consiglieri alla sicurezza.

Che ruolo avrà la Svizzera?

Secondo Cassis, il Consiglio federale vuole "discutere con calma" i risultati della Conferenza, anche con la Russia. I colloqui avviati con numerosi Paesi prima del vertice devono essere portati avanti. Si tratta di un processo lungo. Tuttavia, lo slancio attuale deve essere mantenuto, è stato sottolineato.

2 anni fa
Presidente giovani UDC nella bufera dopo l'intervista a Russia Today
Nils Fiechter fortemente criticato dalla politica svizzera per le sue affermazioni all'emittente russa: "Questa conferenza non porterà a nulla". E ancora: "L'intera faccenda è una farsa assoluta e una vergogna per il nostro Paese".

Ha scatenato un polverone l'intervista rilasciata dal presidente dei Giovani UDC Nils Fiechter a Russia Today, emittente peraltro bandita nell'Unione europea a causa delle sue attività di propaganda. Alcuni tenori della politica svizzera lo hanno fortemente criticato, come rivela oggi il Blick online.

Fiechter a RT: "Una farsa assoluta e una vergogna per il nostro Paese"

"Questa conferenza non porterà a nulla", afferma Fiechter in inglese riferendosi al vertice sul Bürgenstock nell'intervista pubblicata sul suo profilo Facebook. "L'intera faccenda è una farsa assoluta e una vergogna per il nostro Paese", aggiunge, le cui dichiarazioni riflettono la posizione della maggioranza dell'UDC, preoccupata per la neutralità della Svizzera. Il giovane democentrista ha anche criticato il Consiglio federale per non aver invitato la Russia, sostenendo come ciò possa compromettere la neutralità elvetica.

Le critiche dagli altri partiti

La partecipazione di Fiechter a una trasmissione di Russia Today non è però per niente piaciuta agli altri partiti: il consigliere nazionale Roger Nordmann (PS/VD) non ha esitato a parlare su X di "una vera vergogna". L'ex capogruppo socialista alle Camere federali ha anche espresso il suo sostegno a Viola Amherd e Ignazio Cassis nei loro sforzi per la pace. "Un giovane politico locale, condannato dai tribunali, sostiene di conoscere l'esito di una Conferenza internazionale prima ancora che sia iniziata", scrive da parte sua sempre su X il presidente dell'Alleanza del Centro Gerhard Pfister (ZG).

Ramchurn (UDC): "L'utile idiota della propaganda russa"

Critiche sono giunte dall'interno del suo stesso partito: Ruben Ramchurn, ex presidente dell'UDC di Yverdon-les-Bains (VD), ha da parte sua sostenuto su X che "non si può apparire su Russia Today e allo stesso tempo difendere la neutralità, diventando così l'utile idiota della propaganda russa".

2 anni fa
L'Occidente sta con Kiev ma il Sud Globale si smarca
Big del calibro di Brasile, che partecipava però da osservatore, India, Sud Africa (ovvero i Brics), Indonesia, Messico, Arabia Saudita si sono astenuti. Zelensky: "In 84 hanno firmato subito, per me è un grande successo".

La carica dei 101 si trasforma nella marcia degli 80. Tanti infatti sono i Paesi - su 93 presenti, il resto sono organizzazioni internazionali - che hanno accettato di firmare il comunicato finale del vertice di pace, l'unico segnale tangibile per misurare quanto l'offensiva diplomatica dell'Ucraina (e della Svizzera) abbia avuto successo o meno. Ma più dei numeri contano i nomi. Big del calibro di Brasile, che partecipava però da osservatore, India, Sud Africa (ovvero i Brics), Indonesia, Messico, Arabia Saudita si sono astenuti. In alcuni casi c'era d'aspettarselo. In altri, meno.

Zelensky soddisfatto, ma c'è chi non ha firmato

Insomma, l'Occidente, dagli Usa e Gran Bretagna agli europei fino al Giappone, sostiene compatto l'Ucraina, il Sud Globale ha ancora bisogno di qualche spintarella. Volodymyr Zelensky si è detto comunque soddisfatto: "In 84 hanno firmato subito, per me è un grande successo". "Altri - ha aggiunto - hanno deciso di non firmare: dobbiamo rispettare le opinioni di tutti, arriveranno". Spulciare la lista dei tiepidi è comunque istruttivo. C'è l'Armenia. In forte contrasto con la Russia dopo il disastro del Nagorno-Karabakh ma comunque, formalmente, dentro la lista degli allineati. La Colombia. Il Vaticano (anche lui presente da osservatore). La Libia. La Thailandia. Gli Emirati Arabi Uniti. Calcoli spannometrici alla mano, fanno 2,2 miliardi di persone. Con la Cina, si schizza a 3,6 miliardi.

Di più forse non si poteva fare

D'altro canto, tra i firmatari emerge una geografia rappresentativa dei cinque continenti e al momento, realisticamente, di più forse non si poteva fare. "Due settimane fa si scriveva che l'Arabia Saudita aveva declinato l'invito al summit e il fatto che sia qui dimostra che è impegnata nel processo di pace: è nella partita", ha giurato il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba (Riad aveva parlato della necessità di "compromessi difficili"). "La nostra posizione è chiara: i principi fondamentali del diritto internazionale e della carta dell'Onu devono essere al centro del processo di pace, del resto possiamo parlare". Per Zelensky, inoltre, "tutti i partecipanti" del Vertice si sono detti d'accordo con questi valori minimi, benché evidentemente non abbastanza (per ora) da metterci la faccia.

Il lavoro continua

"L'esito del vertice di Bürgenstock ha segnato un primo importante passo nel difficile cammino verso una pace giusta e duratura in Ucraina", ha assicurato la presidente della Confederazione Viola Amherd precisando che "il comunicato congiunto è stato sostenuto dalla grande maggioranza dei partecipanti". "Riflette il desiderio degli Stati di contribuire al processo di pace". Il lavoro continua.

2 anni fa
Cassis: "Continueremo a discutere con la Russia"
Per il Consigliere federale la Conferenza sull'Ucraina è un passo avanti verso la pace. Il documento sottoscritto da quasi tutte le delegazioni internazionali "è un grosso successo".

"Abbiamo ottenuto ciò che era possibile fare date le circostanze". Lo ha affermato alla conferenza stampa della delegazione svizzera della Conferenza sull'Ucraina svoltasi al Bürgenstock (NW) la presidente della Confederazione Viola Amherd, accompagnata per l'occasione dal ministro degli affari esteri Ignazio Cassis.

Quest'ultimo, rispondendo a una domanda di un giornalista della Regione, ha affermato che non è un caso se il documento finale del vertice è un "comunicato congiunto" e non una "dichiarazione finale". "Un 'joint communiqué' ha un valore meno vincolante di una 'dichiarazione'", ha detto Cassis sostenendo come "in diplomazia ogni parola conta". Lo scopo è avanzare a piccoli passi, e il fatto che quasi tutte le delegazioni abbiano sottoscritto il documento "è un grosso successo", ha sostenuto Cassis. "Siamo i primi ad essere rimasti sorpresi", ha sottolineato. È una base sulla quale si possono costruire le prossime tappe, ha aggiunto.

Cassis ha contatti regolari con Mosca

In merito al Russia e alla sua mancata presenza al Bürgenstock, Cassis ha detto di avere contatti regolari con Mosca. "Continueremo a discutere con la Russia anche dopo questa conferenza". Non è però ancora chiaro come Mosca sarà coinvolta: "non tutti i percorsi che possiamo immaginare oggi consentono alla Russia di partecipare". La questione della territorialità non è stata affrontata alla conferenza: "a questo proposito ci troviamo a un punto morto".

Un secondo vertice prima delle Presidenziali USA?

Riguardo al ruolo che la Svizzera può svolgere nel futuro processo di pace Ignazio Cassis ha affermato che si "valuterà dove esso possa portare: l'obiettivo è quello di elaborare un percorso comune considerando i vari punti di vista". Un secondo vertice di pace potrebbe tenersi - secondo il capo del DFAE - ancora prima delle prossime elezioni presidenziali americane. "Possiamo mediare, ma non possiamo agire da soli. Abbiamo bisogno del sostegno di altri", ha dichiarato Cassis. Parlando di una possibile conferenza in Canada sulle questioni umanitarie, ha affermato che "la Svizzera e altri paesi vogliono costruire questi ponti". E anche Berna è pronta a organizzare incontri a livello tecnico, se richiesto, ha aggiunto Viola Amherd.

Cassis: "Arrestare Putin? Per la pace faremmo un'eccezione"

Alla domanda se la Svizzera sarebbe chiamata ad arrestare Vladimir Putin in ossequio al mandato emesso dalla Corte penale internazionale (CPI) qualora questi dovesse venire in Svizzera, la presidente della Confederazione ha detto che in questo caso si potrebbe fare un'eccezione dato che si tratterebbe della partecipazione a un processo di pace. Serve una decisione formale del Consiglio federale e il caso andrebbe discusso con la CPI, ha aggiunto Amherd.

Amherd: "Qualsiasi iniziativa di pace è ben accetta"

Rispondendo alla domanda se la Svizzera sarebbe pronta a partecipare anche a un vertice di pace organizzato dalla Cina, il ministro degli esteri elvetico ha affermato: "in linea di principio, ogni iniziativa di pace è ben accetta, almeno per la Svizzera". Cassis ha aggiunto: "abbiamo già sei o sette approcci o formule di pace. Stiamo cercando i denominatori comuni e li stiamo discutendo. Se la Cina e il Brasile hanno dei piani di pace, ci interessano". Amherd si è detta d'accordo con il collega di governo: "qualsiasi iniziativa di pace è ben accetta, ma dovrebbe essere basata sul diritto internazionale".

2 anni fa
Zelensky: "Il successo più grande sarebbe la fine della guerra"
Per il presidente ucraino la conferenza in Svizzera di "oggi è il primo passo" verso quell'obiettivo.

La Russia "ha fatto di tutto perché i leader non arrivassero" a partecipare al summit per la pace ma i leader hanno partecipato ugualmente. Lo ha affermato il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky, in conferenza stampa, al termine della conferenza tenutasi sul Bürgenstock (NW). "Il successo più grande per noi è la fine della guerra". La conferenza di "oggi è il primo passo" verso quell'obiettivo, "ma piuttosto potente", ha sottolineato Zelensky.

"84 Paesi hanno aderito immediatamente (il documento finale) e questo è un successo" ha prosegto il presidente ucraino. E comunque la Russia e i suoi leader "non sono pronti per una pace giusta", ha aggiunto. Zelensky ha sottolineato che la Russia esercita sin dai tempi dell'Unione Sovietica un'influenza su alcuni Paesi. Poco prima aveva dichiarato che in Ucraina "non dovremmo preoccuparci della Russia. Facciamo quello che dobbiamo fare", sottolineando che non sono "incomprensioni diplomatiche" a separare Kiev e Mosca, ma una guerra.

2 anni fa
Amherd: "Necessari ulteriori passi per coinvolgere la Russia"
La presidente della Confederazione ha sottolineato che la conferenza ha creato un grande slancio: "Ci sono idee comuni per una pace giusta e duratura".

La Svizzera continuerà a impegnarsi per la pace in Ucraina. Lo ha assicurato la presidente della Confederazione Viola Amherd durante la conferenza stampa conclusiva della Conferenza del Bürgenstock (NW). La Svizzera continuerà a svolgere un "ruolo attivo" e "il nostro impegno rimane invariato", ha dichiarato la consigliera federale definendo la conferenza organizzata questo fine settimana "un successo".

Per la prima volta dallo scoppio della guerra in Ucraina nel 2022, la pace è stata discussa in un vertice di alto livello. "Il fatto che la stragrande maggioranza degli Stati qui riuniti abbia approvato la dichiarazione finale dimostra ciò che la diplomazia può ottenere con un lavoro paziente", ha sostenuto Amherd.

Ampio consenso su tre punti

Amherd ha spiegato che la grande maggioranza dei partecipanti al vertice ha raggiunto un consenso su tre punti. In primo luogo è stato richiesto che qualsiasi uso dell'energia nucleare e delle strutture nucleari debba condotto in modo sicuro, protetto, monitorato e compatibile con l'ambiente. In secondo luogo, i firmatari della dichiarazione si sono detti d'accordo nel definire "inaccettabile" gli attacchi alle navi mercantili alle infrastrutture portuali. Infine, si è chiesto uno scambio completo dei prigionieri di guerra e il ritorno in Ucraina dei bambini deportati in Russia e la liberazione dei civili detenuti.

Il coinvolgimento della Russia

In dichiarazioni rilasciate prima della conferenza stampa di chiusura, Amherd ha però affermato come le delegazioni presenti al Bürgenstock non siano riuscite a concordare un approccio chiaro in merito al coinvolgimento della Russia in un processo di pace. Non c'è consenso sul quando e come Mosca debba essere coinvolta, ha detto la consigliera federale.

2 anni fa
"Gli USA cammineranno con Kiev fino alla pace"
Così Jake Sullivan, consigliere per la Sicurezza Nazionale alla Casa Bianca.

"Questo vertice, dal nostro punto di vista, è una pietra miliare fondamentale nel percorso verso una pace giusta" lo ha detto Jake Sullivan consigliere per la Sicurezza Nazionale alla Casa Bianca durante il summit sulla pace per l'Ucraina tenutosi al Bürgenstock (NW). "L'America camminerà con orgoglio con l'Ucraina lungo quel percorso finché l'Ucraina non arriverà alla pace".

Secondo Sullivan, "la visione di pace che è stata avanzata qui oggi da così tanti paesi diversi, è radicata nei principi a cui tutti noi abbiamo aderito. Tutti noi vorremmo vivere in un mondo governato da questi principi perché ci rendono tutti sicuri. Questa è la visione giusta mentre andiamo avanti".

2 anni fa
84 Paesi su 100 firmeranno la dichiarazione finale
Tra i firmatari non figura alcuno stato dei BRICS.

La dichiarazione finale della Conferenza sulla pace del Bürgenstock (NW) sarà firmata da 84 dei circa 100 Stati e organizzazioni partecipanti. I contenuti non sono ancora noti. Tra i firmatari non figura alcun Stato "BRICS", come India, Brasile e Sudafrica. Cina e Russia non hanno partecipato al summit di Burgenstock. Brasile, India e Sud Africa erano presenti, ma non hanno mandato i loro capi di Stato o di governo. Come ha fatto pure l'Arabia Saudita, che tuttavia non è "BRICS".

I 13 Paesi che non firmeranno

Confrontando l'elenco dei partecipanti alla conferenza con l'elenco dei Paesi che sostengono la dichiarazione finale, si deduce che sono tredici quelli che non la firmeranno. Si tratta dunque di Armenia, Bahrein, Brasile, India, Indonesia, Colombia, Libia, Messico, Arabia Saudita, Sudafrica, Suriname, Thailandia ed Emirati Arabi Uniti.

2 anni fa
La dichiarazione probabilmente non sarà firmata da tutti
Lo ha affermato il cancelliere austriaco Nehammer, specificando che è possibile ipotizzare un'altra conferenza in un altro formato prima che la Russia possa prendere posto nei negoziati.

La dichiarazione finale della Conferenza sull'Ucraina in corso Bürgenstock (NW) probabilmente non sarà firmata da tutti i partecipanti. Lo ha indicato oggi il cancelliere austriaco Karl Nehammer. Ciò, ha sostenuto l'austriaco, non indebolisce l'impegno comune: "si tratta di sottigliezze diplomatiche, come l'impiego di certe parole", ha dichiarato a margine del vertice,."Per questo motivo - ha sottolineato Nehammer in dichiarazioni riportate dalla Dpa - non sono così preoccupato se tutti non firmano adesso".

Una portata ancora difficile da valutare

Per il cancelliere austriaco è anche difficile esprimersi in merito alla portata della conferenza. Prima che anche la Russia possa prendere posto al tavolo dei negoziati, è ipotizzabile un'altra conferenza in un altro formato, ha detto.

2 anni fa
"Passi avanti enormi verso la pace" secondo gli Esteri ucraini
Il ministro degli esteri ucraino ha espresso soddisfazione per l'avanzamento delle discussioni ottenuto al Bürgenstock

"I paesi che non sono venuti al vertice vedono quello che sta accadendo: l'Ucraina sta costruendo consenso intorno alla formula di pace e questo ci permette di compiere enormi passi avanti verso una pace giusta, non a tutti i costi". Lo ha detto il ministro degli esteri ucraino Dmytro Kuleba parlando ai giornalisti a margine della conferenza di alto livello sulla pace in Ucraina al Bürgenstock (NW): "Il prossimo summit dovrebbe portare alla fine della guerra e abbiamo bisogno che l'altra parte sia al tavolo: il nostro compito è portare l'Ucraina a quel tavolo nella posizione più forte possibile", ha detto precisando che "il processo di finalizzazione del comunicato (conclusivo congiunto) è nella sua fase finale".

Il caso dell'Arabia Saudita e dei paesi del "sud globale"

"Due settimana fa si scriveva che l'Arabia Saudita aveva declinato l'invito al vertice e noi sapevamo che non era vero. Il fatto che sia qui dimostra che è impegnata nel processo di pace: Riad è nella partita", ha anche affermato Kuleba rispondendo a una domanda sulle dichiarazioni di alcuni paesi del cosiddetto Sud globale. Riad aveva parlato della necessità di "compromessi difficili". "Noi rispettiamo le posizioni degli altri paesi. La nostra posizione è chiara: i principi fondamentali del diritto internazionale e della carta dell'Onu devono essere al centro del processo di pace, sul resto possiamo parlare".

2 anni fa
Scholz: "niente pace senza associare la Russia"
Alla fine della prima giornata della Conferenza del Bürgenstock, tenutasi ieri, sono arrivate le prime dichiarazioni dei rappresentanti internazionali.

"È vero che la pace in Ucraina non può essere ottenuta senza coinvolgere la Russia", ha detto ieri il cancelliere tedesco Olaf Scholz nel suo intervento alla conferenza di alto livello sulla pace in Ucraina al Bürgenstock (NW), chiedendo allo stesso tempo a Mosca di ritirarsi completamente dalle zone occupate in Ucraina. "La Russia potrebbe mettere fine alla guerra oggi o in ogni momento fermando gli attacchi e ritirando le truppe dall'Ucraina", ha aggiunto.

Turchia, Fidan: "con Mosca maggior orientamento ai risultati"

Il vertice sarebbe "più orientato ai risultati" se la Russia avesse partecipato ai colloqui, ha dal canto suo affermato, sempre ieri durante la sessione plenaria, il ministro degli esteri turco Hakan Fidan, stando a quanto riportano i media ucraini. Fidan ha definito i colloqui in terra nidvaldese "un barlume di speranza per cominciare", ma ha sottolineato che "avrebbero potuto essere più orientati ai risultati" se vi avesse preso parte anche Mosca. "Crediamo che ci sia una crescente necessità di una strategia globale e inclusiva che utilizzi la diplomazia e i negoziati per garantire l'attuazione delle misure già adottate", ha affermato il ministro turco citando i negoziati di Ankara sul grano come esempio di soluzione diplomatica in tempo di guerra.

Tajani: "Roma lavora per risultati concreti"

"La priorità resta quella di difendere l'integrità territoriale dell'Ucraina", ha scritto sulla rete sociale X il capo della diplomazia italiana Antonio Tajani dal Bürgenstock. "L’Italia lavora per avere risultati concreti su sicurezza nucleare e alimentare, su liberazione dei prigionieri di guerra e sul rientro bambini", ha aggiunto il ministro degli esteri.

Invito al "rispetto di sovranità, diritti umani e diritto internazionale" da parte del Cile di Boric

Il Cile ha condannato l'aggressione della Russia contro l'Ucraina e intende unirsi agli sforzi umanitari di sminamento dopo la fine della guerra, ha affermato il presidente Gabriel Boric, secondo quanto riportano i media di Kiev. Boric ha sottolineato l'impegno del Cile nei confronti della sovranità e dell'integrità territoriale e ha chiesto il rispetto di questi principi, dei diritti umani e del diritto internazionale come base per una pace sostenibile. "Ci opponiamo fermamente all'uso della forza e alla minaccia di farne uso, ritenendo che la diplomazia e il diritto siano gli unici strumenti legittimi per risolvere le controversie", ha affermato il presidente cileno aggiungendo di considerare fondamentale anche la protezione delle centrali nucleari ucraine e sottolineando la necessità di eliminare la possibilità dell'uso di armi atomiche. "Dobbiamo essere in grado di far sedere la Russia al tavolo delle trattative", ha dichiarato Boric.

2 anni fa
La bozza del comunicato: "dialogo per una pace giusta per l'Ucraina"
La bozza del comunicato finale, ancora oggetto di discussioni, si concentra nello specifico sulla questione delle centrali nucleari, della sicurezza alimentare e della protezione dei civili.

"Il raggiungimento della pace richiede il coinvolgimento e il dialogo tra tutte le parti", si legge in un comunicato congiunto diffuso questa notte da media internazionali. I media di Kiev sottolineano che il comunicato della conferenza di alto livello sulla pace in Ucraina al Bürgenstock (NW) è una bozza datata 13 giugno su cui non è stato ancora raggiunto un accordo ufficiale tra i partecipanti al vertice. Esiste un possibile scenario in cui il documento potrebbe essere adottato senza il consenso di tutti i partecipanti, con controversie sorte su parole specifiche del comunicato. Tuttavia il capo dell'ufficio della presidenza ucraina, Andriy Yermak, ha dichiarato che esiste un chiaro consenso tra i partecipanti riguardo al comunicato congiunto.

Il testo della bozza del comunicato

Di seguito il testo del comunicato: "La guerra in corso della Federazione russa contro l'Ucraina continua a causare sofferenze e distruzioni umane su larga scala e a creare rischi e crisi con ripercussioni globali per il mondo. Ci siamo riuniti in Svizzera il 15 e 16 giugno 2024 per rafforzare un dialogo di alto livello sui percorsi verso una pace globale, giusta e duratura per l'Ucraina. Abbiamo ribadito le risoluzioni A/RES/ES-11/1 e A/RES/ES-11/6 adottate dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite e sottolineato il nostro impegno a sostenere il diritto internazionale, compresa la Carta delle Nazioni Unite."
"Questo vertice è stato costruito sulle precedenti discussioni che hanno avuto luogo sulla formula di pace dell'Ucraina e su altre proposte di pace. Apprezziamo profondamente l'ospitalità della Svizzera e la sua iniziativa di ospitare il vertice di alto livello come espressione del suo fermo impegno nella promozione della pace e della sicurezza internazionali."
"Abbiamo avuto uno scambio fruttuoso, globale e costruttivo di vari punti di vista sui percorsi verso un quadro per una pace globale, giusta e duratura. In particolare, riaffermiamo il nostro impegno ad astenerci dalla minaccia o l'uso della forza contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi Stato, i principi di sovranità, indipendenza e integrità territoriale di tutti gli Stati, inclusa l'Ucraina, all'interno dei loro confini riconosciuti a livello internazionale, comprese le acque territoriali, e la risoluzione delle controversie con mezzi pacifici come principi del diritto internazionale."
"Abbiamo inoltre una visione comune sui seguenti aspetti cruciali: 1) In primo luogo, qualsiasi utilizzo dell'energia nucleare e degli impianti nucleari deve essere sicuro, protetto e rispettoso dell'ambiente. Le centrali e gli impianti nucleari ucraini, inclusa la centrale di Zaporizhzhia, devono funzionare in modo sicuro e protetto sotto il pieno controllo sovrano dell'Ucraina e in linea con i principi dell'Aiea (l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, ndr) e sotto la sua supervisione. Qualsiasi minaccia o uso di armi nucleari nel contesto della guerra in corso contro l'Ucraina è inammissibile."
"2) In secondo luogo, la sicurezza alimentare globale dipende dalla produzione e dalla fornitura ininterrotta di prodotti alimentari. A questo proposito, la navigazione commerciale libera, completa e sicura, nonché l'accesso ai porti marittimi nel Mar Nero e nel Mar d'Azov, sono fondamentali. Attacchi alle navi commerciali nei porti e lungo l'intero percorso sono inaccettabili, nonché contro i porti civili e le infrastrutture portuali civili. La sicurezza alimentare non deve essere utilizzata come arma in alcun modo. I prodotti agricoli ucraini dovrebbero essere forniti in modo sicuro e gratuito ai paesi terzi interessati."
"3) In terzo luogo, tutti i prigionieri di guerra devono essere rilasciati mediante scambio completo. Tutti i bambini ucraini deportati e sfollati illegalmente, e tutti gli altri civili ucraini che sono stati illegalmente detenuti, devono essere restituiti all'Ucraina."
"Crediamo che il raggiungimento della pace richieda il coinvolgimento e il dialogo tra tutte le parti. Abbiamo quindi deciso di intraprendere passi concreti in futuro nelle aree sopra menzionate con un ulteriore impegno dei rappresentanti di tutte le parti. La Carta delle Nazioni Unite, compresi i principi del rispetto dell'integrità territoriale e della sovranità di tutti gli Stati, può e servirà come base per raggiungere una pace globale, giusta e duratura in Ucraina."

2 anni fa
Amherd: "Dobbiamo unire le forze per la pace"
La presidente della Confederazione ha commentato sui social la prima giornata della conferenza di pace. "Servono tenacia e volontà oltre le posizioni differenti".

Per arrivare alla pace serve uno sforzo condiviso, con perseveranza e volontà. Lo ha scritto sui social la presidente della Confederazione Viola Amherd, commentando la prima giornata del vertice del Bürgenstock.

"Un primo passo cruciale"

"Trovare un percorso di pace richiede perseveranza e volontà. Richiede uno sforzo da parte di tutti. Possiamo raggiungere l'ambizioso obiettivo di questo vertice solo se uniamo le nostre forze e ci uniamo, anche nelle aree in cui le nostre posizioni differiscono. Qui, sul Bürgenstock, stiamo compiendo insieme questo primo passo cruciale. Sta a noi fare in modo che sia seguito da un secondo passo", sono state le sue parole, dopo aver riassunto quanto accaduto oggi.

2 anni fa
Tajani: "Meloni verrà al Bürgenstock domattina"
Dark clouds hang over the resort, threatening the ability for the delegations to arrive by helicopter, during the Summit on peace in Ukraine, in Stansstad near Lucerne, Switzerland, Saturday, June 15, 2024. Heads of state from around the world gather on the Buergenstock Resort in central Switzerland for the Summit on Peace in Ukraine, on June 15 and 16. (KEYSTONE/EDA/POOL/Alessandro della Valle)
Dark clouds hang over the resort, threatening the ability for the delegations to arrive by helicopter, during the Summit on peace in Ukraine, in Stansstad near Lucerne, Switzerland, Saturday, June 15, 2024. Heads of state from around the world gather on the Buergenstock Resort in central Switzerland for the Summit on Peace in Ukraine, on June 15 and 16. (KEYSTONE/EDA/POOL/Alessandro della Valle)
La premier italiana è stata impegnata a concludere i lavori del G7 e quindi essere in Svizzera prima era per lei impossibile, ha spiegato Antonio Tajani.

La premier italiana Giorgia Meloni verrà al Bürgenstock "domani mattina". Lo annuncia il ministro degli Esteri Antonio Tajani, a margine dei lavori.

Tajani: "Stava concludendo i lavori del G7

"Ho parlato con lei poco fa" , spiega. "È rimasta fino a poco fa a concludere i lavori del G7, per lei era impossibile. Ci sono state tante riunioni" in questi giorni che si sono sovrapposte. "Abbiamo cercato di dividerci, per avere comunque una presenza forte dell'Italia in tutti i vertici internazionali", conclude.

2 anni fa
Macron: "La guerra è una questione globale"
Il presidente francese al Bürgenstock ha detto però che "la pace non può essere la capitolazione dell'Ucraina. Le regole internazionali sono a rischio".

La guerra scatenata dalla Russia in Ucraina "è una questione globale, che influenza tutti i continenti, in quanto mette a rischio le regole internazionali, oltre alla sicurezza nucleare, quella alimentare e umanitaria": lo ha detto il presidente francese Emmanuel Macron alla conferenza di alto livello sulla pace in Ucraina al Bürgenstock (NW).

"No a una pace che sia una capitolazione dell'Ucraina"

La pace "non può essere la capitolazione dell'Ucraina", ha sottolineato.

2 anni fa
Chi non c'è: la Cina assente, mentre India, Brasile e Ungheria...
I leader di diversi paesi che nei due anni e mezzo di conflitto non si sono schierati contro Putin hanno deciso di non essere presenti sul Lago dei Quattro Cantoni .

La conferenza sulla pace in Ucraina al Bürgenstock (NW) può costituire "il primo passo verso una pace giusta", come ha auspicato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ma non è lecito aspettarsi qualcosa di più.

I grandi assenti

Al vertice sul Lago dei Quattro Cantoni, che non contempla la presenza della Russia, pesa come un macigno l'assenza della Cina, ma anche di altri leader di paesi che in questi due anni e mezzo di conflitto non si sono schierati apertamente contro il Cremlino: dal premier indiano Narendra Modi al presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva fino al leader turco Recep Tayyip Erdogan, mentre per l'Europa si registra la scontata mancata partecipazione al summit del primo ministro ungherese Viktor Orban, amico dichiarato del capo del Cremlino Vladimir Putin. Non a caso, il messaggio che arriva da questo fronte di non allineati con Kiev, nella sintesi fatta da Pechino, è che "Kiev e Mosca dovrebbero trovarsi a metà strada".

La Cina: "Siamo stati coerenti"

Zelensky, nel promuovere la conferenza, ha ottenuto l'obiettivo di mettere intorno ad un tavolo rappresentanti di un centinaio di paesi. Gli alleati occidentali di lungo corso, ma soprattutto tanti paesi africani e latinoamericani, fin qui restii a sostenere Kiev per non compromettere le relazioni con la Russia, e sui quali gli ucraini possono premere per convincerli ad un ruolo più attivo negli sforzi per far fermare le ostilità. Fino all'ultimo, in quest'ottica, Zelensky ha tentato di portare al tavolo anche Pechino, ma il più potente alleato di Mosca ha deciso di rifiutare. Il motivo è stato ribadito dal vicerappresentante cinese al Consiglio di sicurezza dell'Onu: il Regno di Mezzo ritiene che Russia e Ucraina debbano "incontrarsi a metà strada" e "avviare tempestivamente i colloqui di pace per raggiungere un cessate il fuoco e la fine della guerra". Una posizione "coerente e chiara", ha rimarcato il diplomatico Geng Shuang, rivendicando un ruolo di mediazione del governo cinese, che continuerà "a mantenere una stretta comunicazione con tutte le parti". Al contrario, la Nato considera la Cina attore in campo al fianco di Mosca, come ha ribadito anche il Gruppo dei sette (G7, Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti), che nel comunicato finale dal summit in Puglia ha rinnovato le accuse a Pechino di aiutare Mosca ad eludere le sanzioni fornendole componenti e tecnologie per le armi. Con un appello a smettere immediatamente, pena ulteriori sanzioni anche a imprese e banche.

Erdogan non ha mai sanzionato la Russia

Nella Svizzera centrale manca anche Erdogan, che finora è stato l'unico leader mondiale a favorire un'intesa tra Ucraina e Russia, quella sull'esportazione del grano, nei primi mesi del conflitto. Da un lato il presidente turco ha fornito droni a Kiev, ma dall'altro ha tenuto aperto il dialogo con Putin e soprattutto non ha sanzionato la Russia, al contrario dei suoi partner della Nato: lo "zar", almeno fino a questo momento, ha potuto contare sui buoni uffici del sultano.

Assenti i presidenti di India, Turchia e Brasile

Altra potenza globale che potrebbe premere su Mosca perché fermi la sua guerra di invasione è l'India, ma finora non è successo. Modi, al contrario, dall'inizio della guerra ha rafforzato i rapporti con la Russia, che fornisce a prezzi di favore il petrolio necessario al fabbisogno del subcontinente.  Quanto al brasiliano Lula, il mancato allineamento a Kiev vuole essere anche un segnale di smarcamento dall'orbita nordamericana, nel tentativo di affermare una nuova leadership mondiale nel cosiddetto Sud globale. India, Turchia e Brasile, così come l'Ungheria, hanno inviato rappresentanti alla conferenza in Svizzera, ma Erdogan, Modi e Lula hanno ritenuto di non partecipare in prima persona, nonostante si trovassero già in Europa perché ospiti della premier italiana Giorgia Meloni al vertice del G7 a Bari, in Puglia, incontrando anche Zelensky: le loro sedie vuote certamente non sono un buon segnale sulla strada della "pace giusta" invocata dal leader ucraino.

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