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Svizzera
Corte costituzionale: UDC denuncia attacco a diritti popolari
Redazione
15 anni fa

Affidare al Tribunale federale il compito di verificare la costituzionalità delle leggi votate a Berna: una nuova proposta in tal senso, messa in consultazione dalla commissione giuridica del Consiglio nazionale, trova i partiti divisi: UDC e PLR si oppongono decisamente, PS, Verdi e PEV sono favorevoli, mentre il PPD assume una posizione intermedia. Denunciando un "minamento sempre più evidente della democrazia diretta", l'Unione democratica di centro respinge "categoricamente" la proposta della maggioranza della commissione di abrogare l'articolo 190 della Costituzione, secondo il quale "le leggi federali e il diritto internazionale sono determinanti per il Tribunale federale e per le altre autorità incaricate dell'applicazione del diritto". Ne risulterebbe "un indebolimento considerevole dei diritti popolari", "l'instaurazione di uno stato di giudici" e "una politicizzazione supplementare della giudizia", sostiene l'UDC, che ha indetto oggi una conferenza stampa a Berna per dare maggior risalto al suo no. È intervenuto anche dell'ex ministro Christoph Blocher, che ha denunciato una "tendenza elitaria ad aggirare la volontà popolare". A suo avviso, se c'è qualcosa da cambiare è semmai il riferimento nell'articolo 190 al diritto internazionale: quest'ultimo non deve prevalere su quello interno. Norme imperative (diritto cogente) come il divieto di genocidio e tortura sarebbero rispettate anche in base alla Costituzione federale. Anche il Partito liberale radicale si oppone all'idea di una corte costituzionale, temendo una "eccessiva politicizzazione dei compiti del Tribunale federale". A suo avviso, l'introduzione della giurisdizione costituzionale a livello federale rimetterebbe in questione la separazione dei poteri e porrebbe un problema di democrazia: toccherebbe ai giudici pronunciarsi su decisioni del parlamento o addirittura del popolo. Il partito di Fulvio Pelli critica anche il fatto che la questione sia stata posta in consultazione dalla Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale a seguito di due iniziative parlamentari del PS e del Partito evangelico (PEV). "Il Consiglio federale deve assumersi le responsabilità e presentare un rapporto in cui spieghi nei dettagli l'importanza dell'introduzione della giurisdizione costituzionale sulla sovranità parlamentare e i diritti popolari", esige il PLR. Il Partito popolare democratico sceglie una via mediana. Il PPD respinge a sua volta la proposta di abrogare l'articolo 190. Il partito sostiene per contro una proposta di minoranza: le autorità non sarebbero più tenute ad applicare le leggi federali quando violano un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione o un diritto umano tutelato dal diritto internazionale. Il Partito socialista sostiene invece "pienamente" la proposta di abrogare l'articolo 190. Il PS giudica scioccante che soltanto i diritti fondamentali garantiti a livello internazionale, ma non le altre disposizioni della Costituzione federale, possano limitare l'applicazione delle leggi federali. Secondo i socialisti il Tribunale federale, nella sua opera di supervisore delle leggi cantonali, ha sempre dato prova di moderazione, non assumendo mai il ruolo di decisore politico. La sua giurisprudenza costituzionale nei confronti dei cantoni è oggi giudicata da tutti positivamente, scrive il PS. Anche i Verdi approvano la riforma. A loro avviso, essa consentirebbe di rafforzare in particolare la protezione dei diritti fondamentali e umani e di fissare due principi di diritto essenziali, il primato della Costituzione sulle leggi federali e la coerenza del diritto. Le autorità incaricate dell'applicazione del diritto si vedrebbero il compito agevolato perché non dovrebbero più preoccuparsi della distinzione tra diritti fondamentali iscritti nella Costituzione e diritti umani tutelati nel diritto internazionale. Sulla stessa linea si situa il PEV. ATS

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