
Il direttore dell'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM), Bruno Oberle, esce indebolito dall'indagine condotta da una commissione esterna a proposito dell'abbandono del costoso progetto informatico "DaZu". Gli vengono contestate una serie di negligenze. Rispondendo per iscritto a un articolo apparso oggi nella "Berner Zeitung", Oberle spiega di essere stato lui a volere l'inchiesta esterna, per fare piena luce sulla vicenda. Il suo Ufficio tuttavia si rifiuta per il momento di rendere noto lo scritto. L'UFAM, secondo le conclusioni dell'indagine, non aveva le competenza informatiche necessarie a padroneggiare il sistema e si sarebbe appoggiato a consulenti esterni. Oberle riconosce di non aver seguito sufficientemente da vicino lo svolgimento delle operazioni. Gli investimenti per il sistema "DaZu" sono ammontati a 7,6 milioni di franchi; in seguito all'abbandono del progetto soltanto 1,5 milioni è stato utilizzato ad altri scopi, in quanto il rimanente della somma è andato - provvisoriamente - perso. L'UFAM spera di poter ottenere eventualmente un risarcimento danni, in quanto parte civile, se il procedimento aperto già nel 2010 dal Ministero pubblico della Confederazione si concluderà con un rinvio a giudizio. L'indagine dovrebbe concludersi entro fine anno, ma viene definita "dispendiosa e complessa", con parecchi documenti, scritti e "in forma elettronica", da spulciare e molte persone da interrogare. Cinque gli indagati, secondo la Procura federale: "un ex dipendente dell'UFAM e quattro persone esterne" all'Amministrazione federale. L'ambizioso progetto informatico, avviato nel 2007, aveva l'obiettivo di collegare fra loro banche dati di autorità cantonali, nazionali e internazionali, con milioni di informazioni su suolo, aria, biodiversità, flora e fauna, in modo da agevolare l'accesso a questi dati. ATS
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