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Coronavirus, i due casi sospetti a Zurigo sono negativi
Coronavirus, i due casi sospetti a Zurigo sono negativi
Coronavirus, i due casi sospetti a Zurigo sono negativi
Redazione
7 anni fa
Dopo gli accertamenti del caso, i due sono risultati negativi al test del virus cinese

Allarme cessato all'ospedale Triemli di Zurigo: le due persone rientrate da poco dalla Cina e poste in quarantena non hanno il coronavirus. Lo ha indicato il nosocomio in una nota.

Entrambi presentavano sintomi sospetti ma i test sono risultati negativi, ha spiegato la clinica. I due pazienti stanno bene.

I campioni da analizzare erano stati inviati al Centro nazionale di riferimento per le infezioni virali emergenti (CRIVE) di Ginevra. Già ieri, visto lo stato dei due ricoverati, il nosocomio aveva sottolineato che il sospetto di infezione era molto debole.

La situazione attuale 

A livello internazionale la diffusione del coronavirus intanto accelera: la Commissione sanitaria nazionale cinese ha reso noto che i casi d'infezione accertati sono saliti a 4515 unità, quasi raddoppiati in 24 ore sulle 2744 unità di ieri. La commissione ha confermato 26 nuovi decessi, a quota 106 totali.

Oms: "Rischio a livello globale è elevato"

Ieri l'Organizzazione mondiale della sanità, lo ricordiamo, ha dichiarato che il rischio globale derivante dal coronavirus è "elevato", ammettendo un errore nei suoi precedenti rapporti in cui riferiva che il rischio fosse "moderato".

L'ultimo rapporto dell'organismo dell'Onu, diffuso domenica sera, ha rilevato un rischio "molto alto in Cina, alto a livello regionale e alto a livello globale". In una nota aggiunge che nelle comunicazioni dei giorni precedenti era stato detto "erroneamente" che il rischio era "moderato", ha spiegato la portavoce Fadela Chaib.

Da dove arriva il nuovo coronavirus?

Wuhan è la più grande città della Cina centrale ed è il luogo dove sono stati identificati i primi casi di infezioni da 2019-nCoV. Il 31 dicembre 2019, la Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan ha inviato una segnalazione all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), spiegando di avere registrato un certo numero di casi di polmonite con cause ignote.

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