
Un richiedente asilo iraniano che in Svizzera si è convertito al Cristianesimo può essere espulso e rimpatriato nel suo Paese d'origine. È quanto si apprende da una sentenza odierna della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. Secondo il tribunale il 35enne non rischia alcuna condanna in Iran, poiché si tratta di un normale membro della comunità religiosa che non si è mai esposto e non è noto alle autorità iraniane. La Corte europea conferma in questo modo il punto di vista delle autorità elvetiche, che avevano tra l'altro messo in dubbio la sua conversione. Questo non è stato però il motivo della negazione dell'asilo. La decisione non viola i diritti umani, ha sottolineato la Corte di Strasburgo. L'iraniano era arrivato in Svizzera nel 2009, facendo richiesta di asilo, motivando il fatto con un arresto avvenuto nel suo Paese in seguito a dimostrazioni di piazza. Sarebbe poi fuggito lasciando l'Iran, mentre un tribunale lo condannava in contumacia a 36 mesi di carcere. La domanda d'asilo è stata respinta nel 2013, ma l'uomo ha fatto una seconda richiesta con un altro nome, sostenendo di essersi convertito al Cristianesimo, fatto che a suo dire lo espone a pericoli in Iran. La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha però nuovamente negato l'asilo e confermato l'espulsione, con il successivo avallo del Tribunale amministrativo federale. Dagli atti a disposizione, infatti, l'uomo non risulta un membro della comunità religiosa particolarmente attivo e non c'è motivo di credere che le autorità iraniane lo abbiano preso di mira a causa della sua conversione. (Sentenza 60342/16 del 19.12.2017)
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