
Prima dell’apertura del bar Constellation, nel dicembre 2015, non fu effettuato alcun controllo approfondito del locale. È quanto emerge dall’audizione dell’ex responsabile della sicurezza del Comune di Chermignon, comune nel quale sorgeva il locale e che nel 2017 è stato accorpato al Comune di Crans-Montana. L’uomo è stato ascoltato dalle procuratrici nell’ambito dell’inchiesta sull’incendio del 1° gennaio 2026, costato la vita a 41 persone e provocato 115 feriti. Il contenuto della sua audizione è stato reso noto dalla RTS.
L’audizione dell’ex responsabile
L’ex responsabile della sicurezza era stato convocato una prima volta l’8 aprile, ma aveva rifiutato di rispondere alle domande delle magistrate prima di aver potuto consultare gli atti dell’inchiesta penale. Dopo un confronto con il Ministero pubblico, ha avuto accesso ai documenti e ha quindi accettato di rispondere durante l’interrogatorio del 28 luglio. Nel corso dell’audizione ha confermato diverse lacune nei controlli effettuati sul locale.
«Nessun controllo globale»
Nel 2015 i coniugi Moretti avevano assunto la gestione del Constellation, di proprietà di Julien Beytrison, realizzando importanti lavori all’interno del bar. Le autorità comunali erano state informate dei lavori attraverso alcune fotografie, ma decisero che non fosse necessaria una procedura edilizia completa. Nel settembre dello stesso anno venne invece avviata una procedura per la costruzione di una veranda. È in questa fase che entra in scena l’allora responsabile della sicurezza del Comune di Chermignon, che svolgeva contemporaneamente anche la funzione di comandante dei pompieri. La sua attività di responsabile della sicurezza, per la quale percepiva circa 5.000 franchi all’anno, veniva svolta parallelamente al suo impiego principale: era infatti impiegato a tempo pieno presso un’azienda attiva nel settore sanitario. «Sono stato nominato responsabile della sicurezza contemporaneamente a comandante dei pompieri, perché il mio predecessore ricopriva già queste due funzioni», ha spiegato durante l’audizione.
Il documento compilato senza visitare il locale
Due settimane dopo l’avvio della procedura per la veranda, il responsabile compilò il documento relativo alle «misure di sicurezza e di difesa antincendio per l’autorizzazione a costruire». Ma, secondo quanto emerge dall’audizione, non si recò nel locale per effettuare questa verifica. Si basò sui piani presentati nell’ambito della procedura edilizia e sulle fotografie. Nel documento indicò, tra le altre cose, una porta laterale al piano terra come uscita di emergenza e via di evacuazione.
Nel febbraio 2016, durante il controllo finale relativo alla veranda, quella porta avrebbe dovuto essere verificata. L’ex responsabile ha dichiarato di averla controllata, pur ammettendo di non ricordare con certezza se fosse conforme. Secondo gli elementi emersi nell’inchiesta, quella porta non costituiva in realtà una valida uscita di emergenza. La notte dell’incendio era inoltre chiusa a chiave e diverse vittime si trovavano nelle sue vicinanze mentre cercavano di fuggire dalle fiamme.
Il piano interrato non fu controllato
La verifica finale del 2016 si concentrò esclusivamente sul piano terra. L’ex responsabile ha infatti riconosciuto di non aver mai effettuato un controllo del «concetto globale antincendio» del locale. Questo elemento assume particolare rilevanza perché nel piano interrato si trovava la schiuma altamente infiammabile finita al centro dell’inchiesta sull’incendio. Interrogato dalle procuratrici, l’ex responsabile ha confermato che i lavori effettuati nel sottosuolo non erano stati oggetto di alcun controllo, né da parte sua né, a suo dire, da parte della Commissione delle costruzioni.

