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Svizzera
Consiglio Stati: scontro destra-sinistra su imposizione imprese
Redazione
15 anni fa

Sinistra e destra si sono nuovamente scontrate oggi in parlamento in merito alla riforma della fiscalità delle imprese e alle conseguenti perdite miliardarie per il fisco. Dai banchi del Consiglio degli Stati, Verdi e PS hanno affermato che il popolo è stato ingannato, i partiti borghesi hanno invece nuovamente difeso il progetto. La riforma II dell'imposizione delle imprese, accettata dal 50,5% dei votanti il 24 febbraio 2008, potrebbe causare perdite fiscali per oltre 7 miliardi di franchi nei prossimi dieci anni. "Non è possibile sapere esattamente cosa succederà, ma i calcoli non dovrebbero essere riveduti al ribasso", ha affermato la ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf. Queste cifre sono però molto più elevate rispetto a quanto avevano annunciato le autorità. Nell'opuscolo governativo pubblicato in vista della votazione popolare, il governo affermava di prevedere "un leggero calo delle entrate fiscali" di circa 84 milioni di franchi. Il problema della riforma in vigore risiede nel cosiddetto "principio degli apporti di capitale", la disposizione che consente ai titolari dei diritti di partecipazione (azionisti) di essere esonerati dall'imposta preventiva, da quella diretta (IFD) e da quella sul reddito, qualora i dividendi provengano da tale fonte. Orbene, tale principio è stato esteso agli apporti di capitale effettuati a partire dal 1997. Secondo la sinistra, la popolazione è stata ingannata. Ne sono la prova i diversi ricorsi per chiedere l'annullamento o la ripetizione della votazione. I casi sono ancora pendenti davanti al Tribunale federale e al Consiglio federale. In attesa delle sentenze, gli oppositori e i fautori della riforma si danno battaglia nell'arena politica. "L'informazione trasmessa non è stata leale. In un sistema democratico come il nostro ciò è particolarmente grave", ha affermato l'ecologista Luc Recordon (VD). "Non si riesce a capire come mai non sia stato possibile annunciare che la riforma avrebbe causato grossi problemi fiscali. Le autorità si sono limitate a dire che non erano in grado di stimare le perdite", ha asserito Alain Berset (PS/FR). Secondo lo schieramento rosso-verde bisogna trarre i dovuti insegnamenti da questo errore. Il Consiglio federale deve mostrarsi più critico se vuole restare credibile, ha avvertito Anita Fetz (PS/BS). Un punto, questo, condiviso anche da Dick Marty (PLR/TI): "il problema non è la fiscalità, ma la credibilità delle istituzioni". Il ticinese ha poi sottolineato la "debolezza del parlamento" che "non dispone dei mezzi necessari per verificare i calcoli dell'amministrazione". Più che sulle previsioni sbagliate del Consiglio federale, la destra ha però preferito parlare e difendere i contenuti della riforma delle imprese. "Non si trattava di fare regali fiscali, ma di correggere un flagrante errore del sistema", ha affermato Maximilian Reimann (UDC/AG). "Bisgona anche tener conto del richiamo che la modifica del sistema ha avuto sulle imprese estere e dei capitali miliardari giunti in svizzera da allora", ha sostenuto il suo collega di partito Hannes Germann (SH). Per i partiti borghesi è inoltre fuori discussione ripetere lo scrutinio del 2008, in particolare in ossequio al principio della certezza del diritto. "Anche per gli accordi di Schengen/Dublino i costi sono stati largamente sottostimati, ma non domando per questo l'annullamento della votazione", ha esclamato Reimann. Eveline Widmer-Schlumpf ha comunque riconosciuto che è in gioco la credibilità delle autorità. La consigliera federale ha ripetuto che in governo c'è la volontà di far luce su quanto avvenuto e che il Consiglio federale si è detto pronto a esaminare alcune misure per correggere il tiro. ATS

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