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Svizzera
Consiglio Stati adotta Protocollo di Nagoya su risorse genetiche
Redazione
13 anni fa

Il Consiglio degli Stati ha adottato oggi, con 30 voti contro tredici e due astensioni, la revisione della Legge sulla protezione della natura e del paesaggio (LPN) che accompagna la ratifica del Protocollo di Nagoya con cui si regola l'accesso alle risorse genetiche. Rispetto alla versione del governo, i "senatori" hanno limitato la portata del principio di dovere di diligenza. Il dossier passa al Consiglio nazionale. Il Protocollo di Nagoya, firmato dalla Svizzera nel 2011, ha lo scopo di preservare le risorse come garanzia per la biodiversità, ma anche di permettere lo sviluppo di numerosi prodotti come medicinali, cosmetici e varietà di piante coltivate. Facilita l'accesso alle risorse genetiche di vegetali, animali e altri organismi per istituti di ricerca, industria e altri utilizzatori di paesi terzi, ha spiegato a nome della commissione preparatoria Ivo Bischofberger (PPD/AI). Il testo garantisce pure agli Stati da cui provengono le risorse genetiche un accesso ai benefici risultanti dalla loro utilizzazione in altri Paesi, ha aggiunto il "senatore" di Appenzello Interno. Il Protocollo interessa in modo particolare la Svizzera, dove numerosi settori dell'economia utilizzano risorse genetiche, ha sottolineato la consigliera federale Doris Leuthard. A suo dire, quasi la metà dei medicinali sul mercato hanno un legame diretto con tali risorse. Per una minoranza di destra, guidata da Georges Theiler (PLR/LU) e Werner Luginbühl (PBD/BE), il testo non apporta vantaggio alcuno alla Svizzera, la cui legislazione è già conforme al Protocollo. Per il radicale il testo genererà solo costi supplementari, e per il borghese democratico ricercatori e industria non ne hanno bisogno. Di parere opposto Pascale Bruderer Wyss (PS/AG), secondo cui la mancata ratifica del testo limiterebbe l'accesso alle risorse genetiche per gli utilizzatori elvetici. "Per questo l'industria non si è manifestata criticamente contro il Protocollo", le ha fatto eco Verena Diener Lenz (PVL/ZH). Con 30 voti contro nove, la Camera dei Cantoni ha seguito le argomentazioni delle due "senatrici" ed è entrato nel merito. Nella discussione di dettaglio sulla revisione della LPN, la battaglia principale ha riguardato il dovere di diligenza degli utilizzatori, che devono garantire che l'accesso alle risorse genetiche sia avvenuto in modo lecito. Chi violasse il dovere di diligenza si espone a una sanzione massima di 100'000 franchi. Contro il parere del governo, il Consiglio degli Stati, con 21 voti contro 17, non ha voluto estendere il dovere di diligenza per fare in modo che i vantaggi derivanti dall'uso di risorse genetiche siano "distribuiti in modo giusto ed equo". Ha preferito che debbano valere "condizioni fissate di comune accordo per la distribuzione giusta ed equa di questi vantaggi". Questa formulazione limita sensibilmente l'applicazione del Protocollo nel diritto svizzero. In nome della sicurezza giuridica, la maggioranza, sempre contro l'opinione del Consiglio federale, ha inoltre introdotto nella LPN una lista di risorse genetiche che non sono sottoposte al dovere di diligenza. Con 21 voti contro 19, i "senatori" hanno però escluso da queste eccezioni "agenti patogeni o organismi nocivi che costituiscono esclusivamente una minaccia per la biodiversità e per l'uomo". Doris Leuthard ha sostenuto che questa eccezione avrebbe fatto "gli interessi dell'industria farmaceutica, e non dello Stato". In caso di crisi gravi come una pandemia, nessun paese da solo può risolvere il problema. L'elaborazione di un vaccino efficace avviene più facilmente se ad occuparsene è la comunità internazionale. Diener Lenz ha ricordato che la Svizzera si è profilata come motore del compromesso sui patogeni nella redazione del Protocollo e che nessun altro Paese li ha trattati diversamente nella propria legislazione.

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