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Svizzera
Consiglio Nazionale vuole accordo libero scambio Cina
Redazione
13 anni fa

Il Consiglio Nazionale vuole un accordo di libero scambio con la Cina. La Camera del popolo ha infatti respinto - con 130 voti contro 56 - una proposta di minoranza volta a rimandare il testo al Consiglio federale. Il dibattito dei punti in dettaglio non è tuttavia terminato e continuerà domani mattina. La Commissione della politica estera del Consiglio Nazionale, con 14 voti contro 6 e due astenuti, aveva suggerito al plenum di approvare l'intesa. "Nel 2012, l'export dalla Svizzera verso la Cina ha raggiunto un valore di 7,8 miliardi di franchi (3,7% del totale) e l'import da questo Paese nella Confederazione 10,3 miliardi (5,5% del totale)", ha detto a nome della Commissione Christian Lüscher (PLR/GE). "L'accordo in questione faciliterà l'accesso al mercato cinese e promuoverà una collaborazione bilaterale. Per la Confederazione si tratta di un grande vantaggio concorrenziale rispetto ai Paesi che non hanno alcuna intesa con Pechino", ha aggiunto. Per quel che riguarda i diritti umani, Lüscher ha sottolineato come la Cina stia già effettuando delle importanti riforme, in particolare nel settore della giustizia. Gli ha fatto eco Andreas Aebi (UDC/BE): "si tratta dell'accordo più importante degli ultimi decenni. I potenziali sono enormi", ha evidenziato. "Dopo Unione europea e Stati Uniti, la Cina è il nostro partner più grande". Inoltre, "l'intesa prevede una protezione dei beni svizzeri sensibili, fatto estremamente positivo", ha detto. Anche il consigliere federale Johann Schneider-Ammann ha difeso l'intesa: "si tratta di un importante allargamento della nostra rete di accordi di libero scambio. Stiamo parlando di un testo simile a molti altri già siglati". Gli standard svizzeri non subiranno alcun peggioramento in nessun settore, ha rassicurato. "Abbiamo cercato di nominare esplicitamente i diritti umani nel preambolo, ma non ci è stato possibile", ha poi spiegato. I contrari "Bisogna rinviare l'accordo al governo", ha invece dichiarato vanamente Carlo Sommaruga (PS/GE). "Non si tratta di bocciare il testo nel suo lato commerciale, ma piuttosto di discutere un trattato parallelo che dia importanza ai diritti umani e del lavoro". La Cina ha diversi problemi in questi settori, "ma l'accordo siglato è fra i più tolleranti mai visti in questi ultimi anni". "I diritti umani non sono nemmeno citati", ha sottolineato. Inoltre, "bisognerebbe limitare gli investimenti ai progetti inseriti in un contesto di sviluppo sostenibile". Simile la posizione di Jacqueline Fehr (PS/ZH): "dal punto di vista commerciale il trattato è sopravvalutato. Dal punto di vista politico, non vengono citati né i diritti umani né la protezione delle minoranze". Non molto distante la posizione degli oratori dei Verdi. In un comunicato per i media, le organizzazioni amiche del Tibet - fra cui l'Associazione Ticino-Tibet (ATT) - hanno invitato i parlamentari a respingere il testo. Oltre 400 lettere di cittadini preoccupati sono state inviate ai deputati, invitandoli a rispedire l'accordo al governo, in modo che vi si possa inserire la protezione dei diritti umani e dell'ambiente. L'accordo L'intesa con Pechino, un imponente volume di oltre 1100 pagine, è il risultato di due anni e mezzo di trattative. Per favorire gli scambi, sono stati decisi abbassamenti dei dazi per i prodotti industriali e agricoli. Al contempo, la Svizzera ha ottenuto la difesa di diversi prodotti agricoli sensibili, ricevendo così l'appoggio dell'Unione svizzera dei contadini. Il testo è stato accolto positivamente anche nel settore dei servizi. Le aziende elvetiche dovrebbero infatti trarne vantaggio, in particolare rispetto a tutti i Paesi che non hanno alcun accordo con la seconda potenza economica mondiale.

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