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Svizzera
Consiglio Nazionale: servizio militare deve rimanere obbligatorio
Redazione
14 anni fa

Il servizio militare deve rimanere obbligatorio. Come il governo, anche il Consiglio nazionale raccomanda di respingere un'iniziativa volta a eliminare la coscrizione. La decisione è stata presa - dopo un dibattito-fiume con oltre 50 oratori cominciato ieri - con 121 voti contro 56 e 6 astenuti. Nessun controprogetto è stato approvato. L'iniziativa del Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE) concerne l'articolo 59 della Costituzione, che regola l'obbligo di servire. Non interessa invece l'articolo 58, secondo cui "la Svizzera ha un esercito. L'esercito svizzero è organizzato fondamentalmente secondo il principio di milizia". Il mantenimento di quest'ultimo articolo impedisce l'introduzione di un esercito di professionisti. L'obiettivo dei promotori è quindi una milizia di volontari. Come prevedibile, la sinistra si è dimostrata la più convinta dell'iniziativa. Evi Allemann (PS/BE), commentando le dimensioni del dibattito, ha chiesto provocatoriamente se l'argomento non fosse tabù, o se aleggiassero ancora mentalità da guerra fredda. "Molti Stati hanno abolito il militare obbligatorio, creando un esercito volontario", ha ricordato. La stessa cosa dovrebbe fare la Svizzera, anche perché i compiti importanti, come la difesa aerea, sono davvero pochi, e non necessitano di tutti i soldati in servizio oggi. L'attuale sistema, è semplicemente uno spreco di denaro, ha concluso. "Quasi tutti i paesi hanno abolito il servizio obbligatorio", gli ha fatto eco Pierre-Alain Fridez (PS/JU). Un'aggressione militare è "fantascienza", ha detto. I pericoli sono piuttosto legati al terrorismo: per poterlo combattere, serve comunque una ristrutturazione totale dell'esercito e non è necessario un numero elevato di militari. Geri Müller (Verdi/AG) vede l'iniziativa come un'opportunità per cambiare le cose, per far sì che l'esercito rifletta su come diventare attrattivo per i giovani. Al giorno d'oggi, ci si limita ad obbligare le persone, cosa non tollerabile in uno stato liberale come la Svizzera. Diversa la posizione dei partiti borghesi. Secondo Hugues Hiltpold (PLR/GE), che ha sostenuto un controprogetto, il servizio militare ha permesso la coesione delle diverse regioni linguistiche, insegnando il valore della solidarietà. Pertanto, l'idea di servire il paese non va indebolita, ma rinforzata. Serve un servizio, non solo militare, per tutti i cittadini, donne comprese. La maggioranza dei colleghi di partito di Hiltpold si è schierata semplicemente per il rifiuto dell'iniziativa: "La Svizzera non ha un esercito, la Svizzera è un esercito", ha detto il ticinese Ignazio Cassis (PLR). Ci sono varie ragioni di sicurezza nazionale per rifiutare il testo, ma la cosa che conta è il significato sociale del cittadino-soldato, ha sostenuto. "Per me ticinese, la scuola reclute fu la porta d'accesso al resto della Svizzera", "senza rendermene conto entravo in un solido processo integrativo". L'eventuale mancanza di questa integrazione mette in pericolo la coesione nazionale, ha evidenziato. In un mondo che è una "fiera delle vanità", l'esercito aiuta a combattere l'egoismo. Simile la posizione di un altro ticinese, il popolare-democratico Fabio Regazzi. Secondo lui, sino a qualche decennio fa l'esercito era visto come una palestra per formare carattere e personalità. Oggi i giovani hanno individuato altre vie per realizzarsi, ma il militare rimane un simbolo di coesione nazionale, ottimo antidoto al "Röstigraben", ha affermato. L'iniziativa, ha proseguito, porterà dritto alla cancellazione dell'esercito, o a una professionalizzazione. Quest'ultimo punto è stato ripreso da diversi oratori, fra cui Roberta Pantani (Lega dei ticinesi), che ha mostrato alla Camera il suo portachiavi dell'esercito con la scritta "sicurezza e libertà". ATS

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