
Continua il braccio di ferro tra le due Camere del Parlamento in merito all'ammontare delle borse di studio. Con 83 voti a 80 e 6 astenuti, il Consiglio nazionale ha ribadito oggi la sua posizione: la Confederazione deve sostenere finanziariamente solo i Cantoni che versano un aiuto minimo di 16'000 franchi per studente. Il dossier torna al Consiglio degli stati. Tale soglia è iscritta nel concordato intercantonale sulle borse di studio. Con la revisione della Legge sui sussidi all'istruzione, il Nazionale vorrebbe fare in modo che solo i Cantoni che rispettano le disposizioni materiali di tale accordo possano beneficiare dei contributi federali. Gli Stati vorrebbe invece lasciare ai Cantoni libertà di fissare l'ammontare delle borse di studio. I contributi della Confederazione andrebbero dunque versati ai cantoni che rispettano anche solo le disposizioni formali del concordato, ossia quelle che concernono l'accesso alle borse. "La situazione attuale è ingiusta poiché l'ammontare della borsa dipende maggiormente dal cantone di origine dello studente che dal reddito dei genitori", ha sottolineato Mathias Reynard (PS/VS). Per la minoranza, invece, la versione della Camera dei Cantoni dovrebbe bastare a incitare altri Cantoni ad aderire al concordato. La revisione della Legge sui sussidi all'istruzione costituisce un controprogetto indiretto all'iniziativa popolare "Sulle borse di studio" dell'Unione svizzera degli universitari, che chiede un reddito minimo (senza però fissare alcuna somma concreta). Entrambe le Camere hanno già raccomandato la bocciatura della proposta di modifica costituzionale.
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