
La Svizzera deve partecipare alla missione antipirateria "Atalanta": è la posizione del Consiglio degli Stati, che oggi ha ribadito il suo appoggio all'invio di soldati svizzeri al largo delle coste somale. Il Consiglio nazionale, contrario una settimana fa, dovrà quindi pronunciarsi di nuovo. Qualora non dovesse entrare in materia per la seconda volta, il progetto risulterebbe silurato. Gli argomenti emersi nella Camera del popolo sono molteplici, ma contraddittori, ha affermato il "senatore" Hans Altherr (PLR/AR) a nome della commissione preparatoria. Mentre l'UDC aveva criticato l'assenza di una base legale, la sinistra si era opposta al carattere militare dell'operazione all'estero. "Saremmo soltanto dei pesci piccoli e nuoceremmo all'immagine della Svizzera", ha dichiarato anche oggi Luc Recordon (Verdi/VD). Per la ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey, al contrario, la Confederazione apparirebbe poco solidale se dovesse rimanere inattiva. La commissione della politica di sicurezza (CPS) - ha osservato il suo presidente Altherr - ha pure esaminato stamane una proposta di "congelamento" della decisione, al fine di permettere una discussione approfondita e trovare altre soluzioni, ad esempio l'invio di personale civile: tale richiesta è però stata respinta con 7 voti contro 6. La maggioranza è infatti dell'avviso che toccherebbe al Nazionale prendere una decisione del genere, visto che non è entrato in materia sul dossier con 103 voti contro 84. Alla fine il Consiglio degli Stati ha confermato la sua posizione favorevole con 29 voti contro 9. Mercoledì scorso aveva autorizzato la missione con 33 voti a 5. La partecipazione elvetica mira a proteggere gli aiuti alimentari delle Nazioni Unite per la popolazione somala e i trasporti mercantili svizzeri. Operazioni militari di carattere offensivo sono invece escluse. ATS
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