
Il Consiglio degli Stati, come il Consiglio federale, non intende accelerare eccessivamente la liberalizzazione totale del mercato postale. Affrontando oggi la legge sulla Posta, approvata in votazione finale per 21 voti a 10, i "senatori" hanno deciso (31 a 9) di non far cadere il monopolio del Gigante giallo sulle lettere fino a 50 grammi subito dopo l'entrata in vigore della nuova legislazione. Nel corso del lungo dibattito sono falliti i tentativi del campo rosso-verde e di rappresentanti delle regioni periferiche o di montagna di bloccare un'ulteriore liberalizzazione. Il dossier va al Nazionale. La destra economica avrebbe voluto accelerare la liberalizzazione, mentre il Consiglio federale ha proposto un'apertura in due tappe, anche per tener conto dell'atteggiamento non sempre benevolo della popolazione verso queste riforme. Il governo prevede dapprima di modificare la legge, per poi lasciare trascorrere un anno dalla sua entrata in vigore prima di proporre l'apertura completa del mercato postale, ossia la fine del monopolio. Questo decreto, e la legge sulla Posta, sono sottoposti al referendum. Nelle intenzioni dell'esecutivo, la liberalizzazione potrebbe quindi essere realtà dal 2013. Nel suo intervento, Hans Hess (PLR/OW) ha detto che è inutile attendere così a lungo e ha chiesto ai colleghi di mostrare maggiore coraggio politico. A nome della commissione, Peter Bieri (PPD/ZG) ha replicato che bisogna far tesoro di quanto accaduto con la liberalizzazione del mercato dell'elettricità, dove si è deciso con eccessiva precipitazione. Bieri ha aggiunto che una liberalizzazione in due tappe permetterà alla Posta di resistere meglio in un mercato europeo liberalizzato, dal quale trae già il 20% delle sue entrate. Nel corso del dibattito, la sinistra e alcuni esponenti dei partiti borghesi hanno tentato - con fortune alterne - di intralciare il processo di liberalizzazione o di estendere gli obblighi della Posta nel servizio universale. Per 20 voti a 15, gli Stati hanno rifiutato l'idea di garantire ad ogni regione una rete di uffici postali, sostituiti in caso di necessità da agenzie postali. Per 20 voti a 9, i "senatori" si sono inoltre rifiutati di reclamare la distribuzione della posta a domicilio in tutte le zone abitate. Il Gigante giallo dovrebbe garantire invece la distribuzione nelle zone abitate tutto l'anno. Il sostegno indiretto alla stampa mediante la parziale copertura dei costi di spedizione dei giornali da parte della Confederazione è stato tra gli argomenti più combattuti della legge. Il governo voleva sopprimere la somma di 10 milioni di franchi destinati alla stampa associativa a partire dal 2012 e quella di 20 milioni per i giornali locali e regionali dal 2015. I "senatori" non hanno voluto fissare scadenze. Questa decisione è caduta dopo che la Camera ha respinto di un soffio - 21 voti a 20 - la proposta di Filippo Lombardi di innalzare l'aiuto indiretto di altri 20 milioni. Il "senatore" ticinese avrebbe voluto portare a 20 milioni la somma destinata alla stampa associativa e a 30 quella per i giornali regionali. Nel corso del dibattito di entrata in materia, il campo rosso-verde e alcuni esponenti di cantoni periferici hanno criticato la necessità di un'ulteriore liberalizzazione, processo che in molti paesi europei avanza lentamente. In Svezia, per esempio, la liberalizzazione ha causato una diminuzione della qualità e un aumento dei prezzi. Per la maggioranza, sostenuta da Moritz Leuenberger, il mercato è ormai aperto e la legge attuale va adattata a questa situazione. Diversi oratori hanno fatto notare il processo di liberalizzazione in corso in Europa. La Posta svizzera ha bisogno di una nuova base legale per poter approfittare appieno di questa apertura. Già ora, parte delle entrate del Gigante giallo viene generato all'estero. ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

