
Gli averi in giacenza dovrebbero essere protetti per 50 anni, prima di poter essere liquidati dalla banca e versati alla Confederazione. Lo ha stabilito oggi la Camera dei cantoni, la quale si è tuttavia rifiutata di permettere agli aventi diritto di rivalersi in un secondo tempo sulla Confederazione. Il dossier ritorna al Nazionale. Con questa revisione della legge sulle banche, adottata con 39 voti senza opposizione, si vuole evitare il ripetersi delle vicende che hanno scosso la Svizzera a metà degli anni '90, come quella dei fondi ebraici. La questione dell'estinzione definitiva delle pretese su questi fondi, valutati attualmente a circa 400 milioni di franchi, costituisce l'elemento centrale del progetto. Il Consiglio federale avrebbe voluto fissare un termine di 30 anni per permettere agli aventi diritto di fondi in giacenza di far valere le loro pretese. Ma il Consiglio nazionale aveva preferito allungare questo periodo di vent'anni e iscriverlo nella legge. Oggi i "senatori" hanno ribadito questa posizione, memori di quanto accaduto in un recente passato con gli averi degli ebrei perseguitati negli negli '30 e '40 del secolo scorso. In base alla revisione, le banche disporranno di 10 anni per trovare gli aventi diritto. Poi dovranno attendere 50 anni prima di liquidare i fondi, nel caso in cui nessuno si facesse avanti. Gli averi fino a 500 franchi potranno essere liquidati senza pubblicazione preventiva. I "senatori" hanno innalzato questa somma, fissata dal Nazionale a 100 franchi. "Quest'ultima somma non coprirebbe nemmeno i costi di pubblicazione", ha detto a nome della commissione Hannes Germann (UDC/SH), precisando che i banchieri avrebbero auspicato addirittura fissarla a 1000 franchi. La soluzione degli Stati rappresenta quindi un compromesso. Per i fondi in giacenza da oltre 50 anni al momento dell'entrata in vigore della revisione della legge, il termine di pubblicazione sarà di 5 anni. Dopo una procedura di liquidazione di 2 anni, il denaro spetterà alla Confederazione. Per 88 voti a 86, il Nazionale aveva deciso che gli aventi diritto potessero disporre ancora di un termine supplementare di 50 anni per avanzare pretese nei confronti della Confederazione. Ma i "senatori" (29 voti a 12) non ne hanno voluto sapere, preferendo seguire la proposta del Consiglio federale difesa dalla ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf. La maggioranza ha giudicato infatti troppo esteso un termine che, cumulato, potrebbe raggiungere i 112 anni. Paul Rechsteiner (PS/SG) ha ricordato dal canto suo la vicenda dei fondi ebraici, depositati nelle banche svizzere negli anni '30 del secolo scorso, e rivendicati soltanto negli anni '90, ossia più di 60 anni dopo i fatti. La storia ci dice, ha aggiunto, che sovente gli aventi diritto si fanno vivi dopo molto tempo, come dimostrano le richieste degli Slovacchi i quali, dopo la caduta del muro di Berlino, tentato di recuperare averi scomparsi quasi 70 anni fa. Il "senatore" sangallese ha fatto anche notare - invano visto l'esito del voto - che nei paesi anglosassoni i proprietari non perdono mai i diritti sui loro averi. Questa revisione interviene dopo anni di tergiversazioni. Per non ripetere l'esperienza dei fondi risalenti alla Seconda Guerra mondiale, il Consiglio federale aveva deciso nel 1999 di legiferare. Da allora, ha riveduto più volte il progetto, viste le critiche espresse soprattutto dalle banche. ATS
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