
Di fronte alle resistenze degli ambienti economici, il Consiglio federale ha deciso di congelare gran parte delle sue proposte volte ad inasprire le misure di accompagnamento mediante le quali contrastare il dumping sociale e salariale. L'unica provvedimento ritenuto riguarda l'aumento delle sanzioni da 5 mila a 30 mila franchi al massimo per chi viola le disposizioni sui lavoratori distaccati in fatto di salari e condizioni di lavoro vigenti in Svizzera.La decisione di sospendere buona parte del progetto non rappresenta un fulmine a ciel sereno. Il domenicale "SonntagsZeitung" ne aveva dato notizia a inizio marzo. Un portavoce del DEFR aveva poi confermato il contenuto dell'articolo all'ats.
Le misure riguardanti la Legge sui lavoratori distaccati (LDist) - norma che concerne quelle persone che possono lavorare in Svizzera per 90 giorni al massimo per anno civile su incarico di un datore di lavoro UE o AELS - sono state ampiamente sostenute in procedura di consultazione.
Il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) dovrà quindi mettersi all'opera coordinando i propri lavori con la revisione della legge contro il lavoro nero (LLN), ora in procedura di consultazione.
Le altre proposte congelate riguardano in particolare una semplificazione per il conferimento dell'obbligatorietà generale ai contratti collettivi di lavoro (CCL).
In merito a simili provvedimenti, indica una nota odierna del DEFR, la maggioranza dei partecipanti ha espresso riserve durante la consultazione in considerazione delle misure attualmente in corso per applicare l’iniziativa dell'UDC contro l’immigrazione di massa. Alla luce di questi sforzi, certi ambienti "si interrogano sull’opportunità di adeguare in questo momento le misure collaterali".
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