
Il Tribunale federale (TF) ha confermato la condanna a 18 mesi di detenzione con la condizionale e a 10 anni di espulsione dalla Confederazione inflitta dal Tribunale superiore di Zurigo all'imam dell'ex moschea An'Nur di Winterthur (vedi articoli correlati).
L'imam, all'epoca 25enne, aveva dichiarato davanti a una sessantina di fedeli della moschea che i musulmani che non pregano in comunità andrebbero "banditi, respinti, evitati e calunniati fino al loro ritorno". E nel caso dovessero perseverare con questo comportamento, andrebbero addirittura uccisi.
Per quelle frasi, l'ex imam etiope è stato condannato nel novembre 2017 a 18 mesi di detenzione con la condizionale e a 10 anni di espulsione dalla Confederazione. Nel novembre 2018, la decisione della corte è stata confermata in seconda istanza.
In una sentenza pubblicata oggi i supremi giudici federali hanno respinto la tesi del 25enne, secondo cui le sue frasi sarebbero state decontestualizzate. A suo dire, erano solo una piccola parte della predica e alcune di esse erano semplici "citazioni dal Corano" non commentate. Per la Corte, la mancanza di una sua presa di posizione nei confronti di queste citazioni fa pensare che, in realtà, lui le approvasse. Contrariamente a quanto pretende l'interessato, i giudici di Losanna ritengono attendibile la traduzione del sermone fatta da una interprete. Per il TF non esiste alcun indizio che la traduttrice sia stata parziale. Durante il suo intervento l'imam era stato filmato da un privato e una perquisizione aveva permesso di trovare la versione scritta del sermone sul computer dell'imputato.
I giudici federali danno inoltre ragione alla giustizia cantonale, giunta alla conclusione che i passaggi controversi del sermone costituiscono una pubblica istigazione a un crimine o alla violenza secondo l'articolo 259 del codice penale.
La moschea An'Nur (la Luce), ora chiusa, era considerata un luogo di radicalizzazione islamica. Secondo varie fonti, sarebbero almeno cinque i ragazzi partiti dalla città zurighese verso la Siria per la jihad, la guerra santa islamica, nelle file dell'Isis.
(Sentenza 6B_288/2019 dell'08.07.2019)
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