
In Svizzera non è stato allestito alcun piano d'azione per lottare contro il razzismo, come chiedeva la Dichiarazione di Durban del 2001, e quindi il problema "non è stato affrontato con un approccio organico". Lo afferma in un comunicato odierno la Commissione federale contro il razzismo (CFR), mentre lunedì si aprirà la conferenza di Ginevra (Durban II), voluta proprio per verificare quali passi in avanti siano stati compiuti dal 2001 ad oggi nei vari Paesi. La lotta al razzismo "non è sufficientemente consolidata nelle strutture federali". Alcune delle richieste della Conferenza del 2001, tuttavia, sono "state comunque attuate anche in Svizzera", rileva la CFR. Gli aspetti positivi sono: l'istituzione del Servizio per la lotta al razzismo in seno al Dipartimento federale dell'interno, le nuove Costituzioni cantonali che contemplano il divieto di discriminazione, gli sforzi intrapresi per monitorare gli episodi di razzismo a livello svizzero, le misure di sensibilizzazione promosse nei corpi di polizia cantonali, le formazioni specifiche di lotta al razzismo nel settore sanitario e il progetto intercantonale di armonizzazione della scuola obbligatoria HarmoS, finalizzato ad accrescere le pari opportunità nella scuola e nell'educazione. La CFR segnala tuttavia che nel diritto civile svizzero "manca un divieto di discriminazione generale", che l'offerta di consulenza alle vittime è troppo esigua e senza sostegno finanziario da parte dello Stato, che gli organi giudicanti sono riluttanti a sanzionare le espressioni di razzismo nella politica e i divieti d'entrata a locali pubblici per ragioni razziali. Inoltre la lotta al razzismo non è sufficientemente consolidata nelle strutture federali. ATS
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