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Svizzera
Conferenza di pace al Bürgenstock, quali attese dalla politica?
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Redazione
2 anni fa
Al momento una settantina di paesi ha annunciato che parteciperà alla conferenza di pace del 15-16 giugno. Gianni Righinetti ha raccolto le opinioni di quattro consiglieri nazionali ticinesi.

Mancano poche settimane alla conferenza di pace sul conflitto russo-ucraino, che la Svizzera organizza al Bürgenstock il 15 e 16 giugno. In un'intervista pubblicata oggi dal Blick, la presidente della Confederazione Viola Amherd ha dichiarato che al momento la Svizzera ha ricevuto una settantina di annunci di partecipazione, "metà dei quali provenienti dall'Europa, l'altra metà dal Sud America, dall'Africa, dal Medio Oriente e dall'Asia". Il grande assente è però la Russia: nell'intervista al media zurighese, la consigliera federale ha dichiarato che sarebbe felice se al Bürgenstock si deciderà di organizzare un'altra conferenza, a cui parteciperà anche Mosca.

"Nazione neutrale mediatrice"

"Credo che con questa dichiarazione, Viola Amherd voglia riportare la Svizzera ad assumersi il ruolo che ha sempre avuto nella politica internazionale di nazione neutrale mediatrice tra le parti", commenta il consigliere nazionale Giorgio Fonio (Centro), intervistato dal vicedirettore del CdT, Gianni Righinetti. Secondo il compagno di partito della consigliera federale vallesana, "questa conferenza di pace vuole essere un primo passo per poi portare la Russia al tavolo delle discussioni: discutere di pace senza una delle due nazioni rischia di ridursi a un esercizio che potrebbe non portare al risultato sperato".

"Manca la Russia"

Più critico Piero Marchesi (Udc): "Che siano presenti una settantina di paesi è certamente positivo, ma noto - e non va sottovalutato - che manca la Russia, il primo paese a sedere assieme all'Ucraina se davvero si vuole trovare la pace". Marchesi ritiene che la conferenza al Bürgenstock si trasformerà in un convegno pieno di "buone intenzioni, ma che di concreto porterà ben poco". Per il politico Udc, la conferenza non solo sarà "un esercizio vuoto, ma posizionerà sempre più la Svizzera come paese ostile agli occhi della Russia". L'auspicio di Marchesi è che la Svizzera faccia il possibile per fare sedere a un tavolo "i due belligeranti, magari un po' più in sordina".

"Facciamo il possibile"

Per Greta Gysin (Verdi), la conferenza del 15 e 16 giugno è una giusta strada da percorrere. "Ancora non sappiamo quali saranno i risultati dei dialoghi che avverranno in Svizzera, ma di sicuro è importante non lasciare nulla di intentato. È chiaro che non ci sia la Russia o nessuno dei paesi a lei vicini - a eccezione dell'India - limita i margini di manovra. Si fa però quel che si può: il conflitto è ancora in atto e bisogna fare il possibile per mantenere alta l'attenzione internazionale su questo tema e per contribuire al processo di pace".

"Roadmap"

Secondo Simone Gianini (Plr), anche se la Russia sarà assente, la conferenza del Bürgenstock potrà comunque essere utile. "I temi indicati serviranno per disegnare una roadmap per future conferenze, nelle quali si dovrà coinvolgere la Russia. Questa volta non è il caso, ma fra la settantina di paesi presenti non tutti sono vicini alla Nato e all'Ucraina. È quindi positivo che si inizi a parlare di pace".