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Svizzera
Condannato per omicidio, può venire in Svizzera
Condannato per omicidio, può venire in Svizzera
Condannato per omicidio, può venire in Svizzera
Redazione
9 anni fa
Il TF ha accolto il ricorso della moglie di un 45enne kosovaro. "Il crimine risale a 24 anni fa. Ha scontato la sua pena"

Condannato in Macedonia per omicidio, potrà beneficiare di un permesso di domicilio in Svizzera. Lo ha deciso il Tribunale federale, accogliendo il ricorso di una 37enne cittadina kosovara cui l'Ufficio della Migrazione del Canton Sciaffusa aveva negato la richiesta di ricongiungimento familiare con il marito a causa della condanna penale a carico di quest'ultimo. L'uomo, all'età di 22 anni, aveva infatti ucciso un persona in Macedonia.

Dopo aver scontato alcuni mesi di carcere preventivo, il giovane - in possesso della doppia cittadinanza kosovara e macedone - si era trasferito dapprima in Kosovo, allora provincia serba, e in seguito in Svizzera, paese dov'era giunto nel 2001 in seguito al matrimonio con la moglie, domiciliata nel Canton Sciaffusa e titolare di un permesso di domicilio (permesso C) dall'età di 11 anni. Nello stesso anno aveva ottenuto un permesso di dimora (permesso B) in virtù di un ricongiungimento familiare e, 7 anni dopo, un permesso di domicilio.

Il 12 aprile 2009, colpito da un mandato di cattura internazionale, era stato arrestato ed estradato per il delitto commesso in patria. Nel marzo del 2011 era stato riconosciuto colpevole di omicidio e condannato a 7 anni di carcere. Scontata metà della pena aveva potuto beneficiare della liberazione anticipata ma non aveva potuto rientrare in Svizzera dalla moglie (da cui aveva avuto un figlio) a causa del mancato rinnovo del suo permesso di domicilio, deciso nel 2010 dall'Ufficio della migrazione sciaffusano.

Due anni fa la donna aveva presentato domanda di ricongiungimento familiare, richiesta respinta dall’Ufficio della migrazione sciaffusano. La decisione era stata confermata su ricorso anche dal Consiglio di Stato e dal Tribunale cantonale e la moglie si era così rivolta in ultima istanza al Tribunale federale di Losanna.

Secondo la donna il processo si sarebbe tenuto in un contesto, quello macedone, dove lo Stato di diritto era praticamente assente. Il marito, inoltre, "ha pagato il suo debito con la giustizia" e dal 1994 in poi "non ha commesso alcun reato".

Accogliendo il ricorso della moglie, i giudici di Mon Repos hanno riconosciuto la grave colpa del marito ma hanno altresì considerato il suo pentimento, i 24 anni trascorsi dai fatti e l'assenza di infrazioni a suo carico dal 1994 in poi stabilendo che, in questo caso, l’interesse pubblico a tenerlo lontano dalla Svizzera non può prevalere su quello privato della famiglia. Per la Polizia degli stranieri, inoltre, egli non costituisce alcun pericolo, non è soggetto a un divieto di entrata in Svizzera e può fare visita alla consorte sei mesi all'anno.

Il TF ha quindi rinviato la questione all'Ufficio della migrazione affinché rilasci un permesso di domicilio. La coppia beneficerà inoltre di un indennizzo di 2'500 franchi.

nic

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