
Negli scorsi giorni il Tribunale federale (TF) aveva confermato l’espulsione di un 32enne cittadino kosovaro che il 3 settembre 2008 aveva abusato sessualmente di una 14enne con la complicità di un'altra persona Estavayer-le-Lac (vedi articolo suggerito). Ebbene, due giorni dopo questa sentenza la Corte federale si è chinata su un caso analogo e ha confermato la revoca del permesso di dimora e il conseguente allontanamento dalla Svizzera di un cittadino brasiliano che era stato condannato in ben due occasioni (il 2 settembre 2010 e il 25 aprile 2016) a 1 rispettivamente 2 anni di carcere per atti sessuali con fanciulli e atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere.
L’uomo aveva potuto beneficiare di tale permesso il 19 febbraio 2015 nonostante la condanna comminatagli cinque anni prima (era stato solamente avvertito) grazie al ricongiungimento famigliare con il suo partner registrato di allora, da cui si era in seguito separato. Il 25 aprile 2017 il Servizio della popolazione vodese gli aveva revocato il permesso di dimora in virtù di quest’ultima condanna e gli aveva intimato di lasciare la Svizzera. Il cittadino brasiliano aveva quindi ricorso fino al Tribunale federale, lamentando una violazione del diritto al rispetto della vita famigliare (Art. 8 CEDU) in quanto da due anni convivrebbe con un nuovo compagno.
Il TF ha tuttavia ritenuto giustificata e proporzionata la revoca del permesso B e ha concluso che l'Art. 8 della CEDU "non può annullare una misura presa per tutelare l'interesse e la sicurezza pubblici". Considerata quindi la gravità delle condanne penali a suo carico, i giudici losannesi hanno respinto il ricorso del cittadino brasiliano e, con sentenza del 9 agosto pubblicata venerdì, confermato la legittimità della decisione delle autorità vodesi.
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