
Il Tribunale federale (TF) ha confermato la condanna a nove anni di reclusione per un kosovaro 53enne. L'uomo aveva ucciso un compatriota durante una discussione all'indomani di una rissa a cui avevano partecipato i rispettivi figli.
La sera di sabato 21 marzo 2015 a Heiden (AR) era avvenuta una zuffa cui avevano partecipato diversi giovani. Il giorno dopo era previsto un colloquio chiarificatore sullo spiazzo antistante la scuola. Fra i presenti vi era anche il figlio dell'imputato, che aveva preso parte alla scazzottata della vigilia: accortosi che altri ragazzi si erano presentati con il padre, aveva telefonato al proprio domicilio, parlando con il genitore.
L'uomo aveva preso un coltello da cucina e si era messo in marcia verso la scuola. Una volta arrivato sul posto erano partite subito le prime ingiurie e la situazione era precipitata: il kosovaro aveva estratto il coltello e si era avventato sul padre di un antagonista del figlio, colpendolo mortalmente.
Nell'agosto 2016 l'accoltellatore era stato condannato a nove anni per omicidio intenzionale. Il kosovaro aveva impugnato la sentenza, chiedendo una pena più mite: sosteneva di aver agito per legittima difesa poiché rischiava di essere strangolato. Nel febbraio del 2018 il Tribunale d'appello di Appenzello Esterno aveva però confermato il giudizio di primo grado.
Non soddisfatto, l'uomo si è appellato al TF, ribadendo di aver agito per legittima difesa. In una sentenza del 15 febbraio l'alta corte conferma i primi due gradi di giudizio, sostenendo che l'imputato "si è limitato a ribadire il suo punto di vista su cose che erano già state respinte nel corso del procedimento d'appello".
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