
La riforma dell'esercito è necessaria. Ne è convinta la Commissione della politica di sicurezza (CPS) del Consiglio degli Stati, che senza voti contrari e un'astensione è entrata in materia sul messaggio governativo. L'oggetto non giungerà tuttavia rapidamente sui tavoli del Parlamento: in vista di una discussione più dettagliata in agenda a gennaio, la CPS ha incaricato il Dipartimento federale della difesa (DDPS) di fornire informazioni particolareggiate su diversi punti. In particolare, la CPS chiede al ministro della difesa Ueli Maurer di presentare delle varianti, per poter valutare più opzioni riguardo la struttura dell'esercito, la durata dei corsi di ripetizione e il numero totale di giorni di servizio. Il progetto governativo - presentato lo scorso 3 settembre - prevede una riduzione degli effettivi regolamentari da 200'000 a 100'000 soldati. Ciò consentirebbe di formare 106 battaglioni o unità. Rispetto ad oggi, 72 gruppi verrebbero quindi a scomparire: 20 formazioni attive a cui si aggiungono tutte le 52 formazioni di riserva. Non vi sarebbero più tre, bensì solo due scuole reclute all'anno, della durata di 18 settimane. I corsi di ripetizione non dovrebbero superare i 13 giorni, contro le attuali tre settimane, mentre il totale dei giorni di servizio dovrebbe essere di 225 contro gli attuali 260. La CPS auspica informazioni più dettagliate riguardo "alla costituzionalità del progetto, alle relazioni tra il profilo delle prestazioni e il fabbisogno finanziario, alla pianificazione degli appalti e alla dottrina d'impiego". Mentre il Parlamento esige un budget di 5 miliardi di franchi all'anno per l'esercito, il Consiglio federale ha acconsentito solo a un tetto massimo di 4,7 miliardi tra il 2014 e il 2016 e di 4,875 miliardi tra il 2017 e il 2020.
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