
Per meglio aiutare i migranti che giungono in Svizzera, occorre ripensare la loro formazione. Ne è convinta la Commissione federale della migrazione (CFM), per la quale l'integrazione degli immigrati nel mercato del lavoro ha sì un costo, ma consente di ridurre il ricorso all'aiuto sociale. Secondo la CFM, il principio della "priorità light ai residenti indigeni" rispetto ai lavoratori stranieri scaturita dai dibattiti della scorsa settimana in Parlamento non è sufficiente per affrontare i cambiamenti nel mondo del lavoro e nel settore migratorio. Per far fronte alla crescente digitalizzazione, occorre intervenire a livello di formazione. Oggi, circa un immigrato su due, in generale ben qualificato, giunge in Svizzera per motivi professionali. L'altra metà si divide tra persone arrivate per un ricongiungimento famigliare, studenti o richiedenti asilo, ha ricordato oggi a Berna la CFM in occasione della Giornata internazionale dei migranti. Bambini e nuovi arrivati Per la commissione, è inoltre importante che tutti - anche coloro che non sono giunti per motivi professionali - possano accedere al mercato del lavoro e formarsi. Propone quindi diverse misure di sostegno mirate sin dai primi anni di vita per i bambini con un passato migratorio. Corsi per imparare una lingua nazionale e perfezionare quella materna dovrebbero essere loro offerti a un prezzo sopportabile. Per quanto riguarda gli adulti, occorre incoraggiare l'acquisizione di una formazione adattata ai bisogni del mercato e adeguata con le loro capacità. In questo senso, la CFM raccomanda di eliminare gli ostacoli amministrativi che nuocciono all'integrazione. A suo parere, l'ammissione provvisoria ha un effetto dissuasivo su numerosi datori di lavoro e le procedure di ammissione attualmente in vigore costringono spesso i rifugiati in uno stato di incertezza e impediscono loro l'acquisizione di attitudini professionali. Costi compensati Un tale accompagnamento genera costi di formazione elevati. Ma a medio termine si rivela vantaggioso, secondo la CFM. Le spese supplementari potranno essere compensate con introiti fiscali più elevati, la diminuzione della precarietà lavorativa e una manodopera che soddisfi meglio i bisogni dei datori di lavoro. La collaborazione tra l'economia, lo Stato e gli interessati deve essere intensificata e potenziata. Le aziende che si impegnano per offrire servizi di custodia, per conciliare vita famigliare e professionale e per perfezionare i loro dipendenti devono essere incoraggiate in modo più deciso, conclude la CFM.
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