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Svizzera
Commercio e chiusure: chi perde e chi guadagna
Foto CdT/Gabriele Putzu
Foto CdT/Gabriele Putzu
Filippo Suessli
6 anni fa
Nel mese di gennaio il commercio al dettaglio ha subito una contrazione, ma non tutti i settori hanno diminuito la cifra d’affari: forti aumenti per le vendite online e i prodotti informatici

Lunedì 18 gennaio molti negozi svizzeri non avevano potuto riaprire a seguito delle misure decise dal Consiglio federale. A chiudere sono stati tutti quei commerci che vendono prodotti giudicati non essenziali (a loro era solo consentito consegnare sulla porta prodotti acquistati per telefono o online). Oggi l’Ufficio federale di statistica ha pubblicato i primi risultati provvisori dell’anno riguardanti il commercio al dettaglio e si scopre chi ha pagato maggiormente queste chiusure e chi ne ha beneficiato.

Chi ha perso?

In generale il settore della vendita ha perso lo 0,9% della cifra d’affari rispetto a gennaio 2020, lo 0,5% se si tiene conto del rincaro, e il 4,9% (5,3% in termini reali) rispetto a dicembre. Evidentemente a perdere sono stati coloro che hanno chiuso: abbigliamento, medicinali, orologi e gioielleria hanno perso il 19,2% di cifra d’affari (18,9%), articoli culturali e ricreativi il 14,6% (15,1%), mentre la categoria “altri oggetti di uso domestico in esercizi specializzati” ha perso il 7,2% (7,4%). Cifre che riguardano solo gennaio, mese solo parzialmente toccato dalle chiusure, febbraio si preannuncia ben peggiore per questi settori.

Chi ne ha tratto beneficio?

Ma se qualcuno ha subito un pesante contraccolpo, c’è chi ha goduto della situazione. Le apparecchiature informatiche e di comunicazione sono cresciute del 32,3% (41%), mentre il commercio per corrispondenza, per internet e le bancarelle del mercato (che sono in una categoria unica) sono saliti del 21,8% (21,9%). Forte crescita, ancora una volta da inizio pandemia, per gli alimentari (bevande e tabacchi compresi) che hanno visto una crescita della cifra d’affari del 13,7% (13,9%).

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