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Svizzera
Commercio caseario: vantaggi dall'accordo di liberalizzazione
Redazione
14 anni fa

La liberalizzazione del commercio caseario con l'Unione europea (UE) ha ridato slancio alle esportazioni e aumentato il consumo in Svizzera. Stando a uno studio realizzato per conto dell'Ufficio federale dell'agricoltura (UFAG), dopo cinque anni di libero scambio completo il bilancio è positivo. L'apertura dei mercati suscita generalmente reticenze negli ambienti agricoli, ha sottolineato il vicedirettore dell'UFAG Jacques Chavaz. Quest'esempio concreto mostra che per il settore dei formaggi la liberalizzazione ha avuto effetti benefici. L'isolamento non avrebbe affatto migliorato la situazione economica dei produttori svizzeri. Dal primo giugno 2007, il commercio caseario tra la Svizzera e l'UE è completamente liberalizzato. Nei cinque anni precedenti, i dazi doganali e i sussidi all'esportazione sono stati progressivamente ridotti sia da una parte che dall'altra. Lo scopo dell'accordo agricolo bilaterale era di rafforzare la posizione dell'economia lattiera svizzera. Per l'UFAG, la missione è riuscita. Dal 2003, le quantità esportate nell'UE sono aumentate del 2,9% all'anno e il loro valore monetario mediamente del 2%. Nel 2011, la Svizzera ha venduto all'Europa 50'100 tonnellate di formaggio (senza la fondue pronta all'uso) per un valore complessivo di 421 milioni di franchi. Il nostro Paese ha importato dell'UE 48'900 tonnellate per un importo di 361 milioni di franchi. Nonostante un rallentamento dovuto all'alto corso del franco svizzero, rispetto al 2003 le esportazioni sono aumentate lo scorso anno di 10'200 tonnellate e di 76 milioni. I formaggi svizzeri sono pure riusciti a contrastare la caduta delle vendite di Emmentaler (calo delle esportazioni pari al 32% tra il 2003 e il 2011), innovando e incrementando i quantitativi di prodotti freschi e a pasta semi-dura. In questo lasso di tempo, le importazioni provenienti dall'UE sono aumentate all'anno del 5,5% e del 2,9% per quanto riguarda il loro valore. I consumatori svizzeri sono soprattutto ghiotti di formaggi freschi a pasta molle a buon mercato, provenienti in particolare da Italia, Francia e Germania. Altro effetto positivo dell'accordo: la diversificazione dell'offerta che, secondo gli esperti dello studio Bakbasel, ha comportato un aumento della domanda indigena. Dal 2000, il consumo pro capite è aumentato del 12%, raggiungendo 21,44 kg all'anno nel 2011. Quest'aumento è nettamente più importante rispetto ai paesi vicini. Il libero scambio non ha avuto vere ripercussioni sui prezzi al consumo. In ogni caso, non ha provocato aumenti. La tendenza è piuttosto a un leggero ribasso, rilevano gli autori dello studio. Alla luce della netta diminuzione del prezzo del latte, secondo gli esperti era comunque lecito attendersi un calo più importante dei prezzi del formaggio. La prossima tappa potrebbe consistere nella liberalizzazione del settore lattiero con l'UE. Il Consiglio nazionale ha adottato una mozione che incarica il governo di valutare i pro e i contro di un'apertura settoriale. Il Consiglio degli Stati deve ancora pronunciarsi. Tuttavia, lo studio in questione non mira a trarre conclusioni immediate per tutti i settori, ha rilevato Chavaz. Lo scopo è di "rendere il dibattito obiettivo e non di alimentare dogmi favorevoli o contrari alla liberalizzazione", ha aggiunto il vicedirettore dell'UFAG. ATS

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