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Svizzera
Commercio al dettaglio, manodopera e fatturato in calo
© Crinari
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Ginevra Benzi
4 anni fa
Nel 2022 l’economia svizzera si è rivelata molto resistente al difficile contesto globale, con il mercato occupazionale resiliente e l’immigrazione che hanno sostenuto i consumi. Ciononostante, il commercio al dettaglio ha dovuto fare i conti con un calo del fatturato e carenza di manodopera.

La solidità del mercato del lavoro e del flusso immigratorio durante il 2022 si è rivelato insufficiente, portando il commercio al dettaglio a evidenziare un calo della crescita del fatturato. Un calo imputabile al dissolversi degli effetti causati alla crisi pandemica, come comunicano Credit Suisse e la società di consulenza Fuhrer&Hotz nel loro studio annuale sulle prospettive del commercio al dettaglio elvetico. Fra le difficoltà del settore spicca anche il reclutamento e la carenza di manodopera, che hanno ulteriormente messo in difficoltà i rivenditori. Al calo di fatturato e alla carenza di manodopera, nel commercio al dettaglio viene anche evidenziata una mancanza di ingressi nel settore e la scarsità di giovani leve. Due fattori che stanno mettendo a dura prova la situazione sul fronte personale, ma su cui le aziende, per ovviare al problema, devono sperimentare nuove soluzioni per acquisire e fidelizzare i collaboratori. Per l’anno prossimo gli autori dello studio prevedono una crescita di circa lo 0,8% del fatturato non-food e un aumento pari a circa il 2,1% del fatturato nel comparto food e near-food.

Consumi sostenuti, ma fatturato in calo

Nel 2022 l’economia svizzera si è rivelata molto resistente al difficile contesto globale, con il mercato occupazionale resiliente e l’immigrazione che hanno sostenuto i consumi. Ciononostante, il commercio al dettaglio ha dovuto fare i conti con l’affievolirsi degli effetti prodotti dalla pandemia, al punto che – dopo due anni di forte espansione – il settore ha accusato una flessione del fatturato, anche se le vendite al dettaglio sono rimaste al di sopra dei livelli pre-pandemici. Nel dettaglio, i segmenti che sono riusciti a trarre profitto dalla situazione pandemica hanno poi visto diminuire la crescita del loro fatturato proprio per la mancanza di questi effetti straordinari. Fra questi figurava in primis il settore food e near-food, mentre il segmento non-food ha mostrato una tenuta comparativamente migliore, sostenuto dal recupero dei consumi specialmente nel settore del tempo libero.

Turismo degli acquisti e cambio franco-euro

Gli economisti di Credit Suisse hanno stimato che la spesa della popolazione svizzera nel commercio al dettaglio stazionario nei Paesi oltreconfine è di nuovo aumentata gradualmente durante il 2022, ma senza mai raggiungere livelli stellari. Un dato ritenuto sorprendente per il fatto che lo scorso anno il franco svizzero si è apprezzato notevolmente nei confronti dell’euro, rafforzando di conseguenza il potere d’acquisto dei cittadini rossocrociati all’estero. L'effetto di rivalutazione è stato indebolito dall'aumento dell'inflazione all'estero: questo andamento moderato lascia tra l'altro intravedere una sensibilità ai prezzi da parte dei turisti dello shopping, in quanto gli acquisti all'estero sembrano perdere attrazione quando i prezzi aumentano. Altre ragioni potrebbero risiedere, da un lato, nel tragitto più costoso da percorrere a causa dell'aumento del costo del carburante e, dall'altro, nel comportamento dei consumatori, mutato parzialmente durante la pandemia a favore del commercio online e dei servizi di consegna rapida.

Commercio online

L’anno scorso il commercio al dettaglio online non è riuscito a raggiungere i tassi elevati di crescita dei due anni di pandemia, ma i fatturati sono comunque rimasti consistenti. A contribuire a questo andamento positivo ci ha pensato l’ampliamento delle competenze e degli interessi digitali dei consumatori. Fattori che sono sensibilmente migliorati anche dopo la pandemia, soprattutto nella fascia d’età dai 60 anni in su. Contemporaneamente, anche l’utilizzo dei social media ha raggiunto livelli elevati: il 62% della popolazione partecipa a un social network, nella fascia tra i 15  i 29 anni si parla del 91%. Uno sviluppo che lascia intravedere potenziale per un altro canale emergente dal commercio online: quello tramite i social media. Motivo per cui gli economisti di Credit Suisse prevedono che le vendite al dettaglio online in Svizzera saliranno a circa 13 miliardi di franchi nel 2023.

Carenza di personale

La buona situazione del mercato del lavoro post pandemica si riflette anche sul commercio al dettaglio: la disoccupazione è ai minimi storici e vi è un elevato numero di posti vacanti. Conseguentemente, molti rivenditori si trovano sempre più spesso confrontati con difficoltà legate al reclutamento e carenza di manodopera. Fra i motivi troviamo la mancanza di nuovi ingressi nel settore e la carenza di giovani leve qualificate: mancano infatti nuove entrate a livello di apprendisti. Nel frattempo, un numero particolarmente nutrito di partenze dal settore sembra avvenire tra coloro che vantano una formazione superiore. La ragione principale della fluttuazione (47%) risiede nelle condizioni di lavoro insoddisfacenti. A causa di fattori strutturali come l'ondata di pensionamenti dei baby boomer - circa il 20% della forza lavoro del settore andrà in pensione nei prossimi anni - il problema della carenza di personale è destinato a rimanere tutt'altro che trascurabile. Secondo i risultati dell'indagine condotta dalla società di consulenza Fuhrer & Hotz tra i principali decisori del settore, in proposito è di cruciale importanza una cultura manageriale connotata dal riconoscimento e dall'apprezzamento, oltre a modelli di orario di lavoro adattabili in modo flessibile in termini temporali e/o geografici, un ambiente di lavoro attraente e adeguate opportunità di formazione e sviluppo.

Nel 2023 i fatturati dovrebbero stabilizzarsi

Secondo gli economisti, è realistico ipotizzare un rallentamento della crescita economica nel 2023. Tuttavia, il perdurare di una situazione stabile sul mercato del lavoro, la leggera crescita dei salari reali e l'immigrazione dovrebbero sostenere i fatturati del commercio al dettaglio, tanto che le vendite nominali nel segmento food/near-food dovrebbero aumentare di circa il 2,1%, anche a seguito del rincaro previsto (+1,6%). Per tutti i segmenti non food, gli economisti di Credit Suisse prevedono una crescita del fatturato di circa lo 0,8%, senza trascurare che lo spostamento delle vendite dal canale offline a quello online rimarrà verosimilmente importante.