
A un anno dalla votazione contro l'edificazione dei minareti, il comitato all'origine dell'iniziativa si dice insoddisfatto dell'immobilismo del Consiglio federale. Ha presentato pertanto oggi a Berna un manifesto contro l'islamizzazione della Svizzera. Dal canto suo, il Consiglio centrale islamico ha annunciato un'iniziativa che mira ad annullare la controversa decisione popolare. "Da un anno, aspettiamo invano una presa di posizione del governo sull'attuazione del testo", ha rilevato il consigliere nazionale Ulrich Schlüer (UDC/ZH), a nome del comitato anti-minareti, detto anche di Egerkingen. Il Consiglio federale si è invece sottratto a ogni nostra richiesta, ha aggiunto. A dimostrazione di tale indifferenza, Schlüer ha citato il via libera dato in settembre alla costruzione di un minareto a Langenthal (BE). La decisione del canton Berna (di rilasciare comunque il permesso di costruzione applicando il vecchio diritto ndr.) è indegna perché vìola in modo flagrante l'esito dell'iniziativa, ha deplorato Schlüer. Il consigliere nazionale UDC ha inoltre contestato ogni competenza conferita alla Corte europea dei diritti dell'uomo per giudicare la validità del testo, accettato dal 57,5% dei votanti il 29 novembre 2009. "Nessun tribunale può rimettere in questione una decisione popolare", ha denunciato. Per porre fine a queste esitazioni, il comitato ha deciso di lanciare un manifesto contro l'islamizzazione della Svizzera. Tale documento sottolinea le radici cristiane del paese e vuole sbarrare la strada a qualsiasi tentativo che mira a introdurre un diritto parallelo ispirato all'islam. Oltre i minareti, considerati come strumento di potere, il comitato respinge anche il burqa, i matrimoni forzati e le punizioni corporali. Esige inoltre da ogni musulmano, che auspica farsi naturalizzare, di essere fedele alla Costituzione federale, alle sue leggi e alle sue regole. In caso di violazione, egli dovrebbe perdere il passaporto rossocrociato. Il comitato non ha invece speso alcuna parola sui musulmani di origine svizzera. Da parte sua, il Consiglio centrale islamico della Svizzera - che raggruppa 13 organizzazioni musulmane e conta circa 1'700 membri - ha annunciato oggi a Zurigo il lancio di un'iniziativa popolare che mira ad abolire il divieto di edificare minareti. Un comitato d'iniziativa "il più esteso possibile" dovrebbe essere creato al più tardi entro la fine di dicembre. Il Consiglio centrale islamico è in contatto con diverse personalità di ambienti politici, culturali e scientifici. Il testo dell'iniziativa dovrebbe essere sottoposto alla Cancelleria federale "in ogni caso" già nel gennaio 2011. Se si vuole abolire il divieto dei minareti in Svizzera, occorre farlo utilizzando la stessa via intrapresa per introdurre questa interdizione, hanno spiegato alla stampa i rappresentanti del Consiglio islamico. Il divieto di questi simboli musulmani, accettato esattamente un anno fa dalla maggioranza del popolo svizzero, ha scatenato dure proteste in tutto il mondo arabo, ha dichiarato il presidente del Consiglio islamico, Nicolas Blancho. L'immagine della Svizzera ha subìto un duro colpo. Secondo il Consiglio centrale islamico, la proibizione dei minareti "non è servita a niente", se non a generare incomprensioni. È inoltre in contraddizione con la Costituzione per quel che riguarda l'uguaglianza dei diritti e il divieto di discriminazioni. ATS
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