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Svizzera
Come Lugano, anche Zurigo si interroga sul futuro dell'aeroporto
Come Lugano, anche Zurigo si interroga sul futuro dell'aeroporto
Come Lugano, anche Zurigo si interroga sul futuro dell'aeroporto
Redazione
7 anni fa
Nessuna compagnia è interessata ai due collegamenti a lungo raggio che lo scalo voleva proporre dopo le 22.00

Non solo a Lugano ci si interroga sugli sviluppi relativi all'aeroporto: a Zurigo solleva interesse la notizia che nessuna compagnia ha mostrato interesse per due ulteriori collegamenti a lungo raggio che lo scalo voleva proporre poco dopo le 22.00.

"L'aeroporto di Zurigo crescerà in futuro in modo lento", afferma Andreas Wittmer, professore all'Università di San Gallo ed esperto di aviazione, in un'intervista pubblicata oggi da 20 Minuten. "Tassi di progressione come nel resto d'Europa o del mondo saranno difficilmente possibili". Comunque se si investirà nell'infrastruttura si potrà puntare su una crescita annua del 2,0-2,5% sino al 2050.

Per Wittmer il fatto che nessuna aviolinea si sia fatta avanti per i due collegamenti in questione è anche una conseguenza delle nuove tariffe, che prevedono prezzi più elevati a partire dalle 21.00. Inoltre per i voli verso l'Asia, per i quali la domanda sussiste, la fascia oraria dopo le 23.00 sarebbe più attraente.

Negli ultimi tempi - sottolinea 20 Minuten - l'attività a Zurigo è aumentata in modo nettamente meno marcato che a Basilea o negli altri hub del gruppo Lufthansa quali Francoforte, Monaco e Vienna.

Secondo il consigliere nazionale Thomas Hardegger (PS/ZH), che dal 2014 presiede l'Associazione di protezione della popolazione nei pressi dell'aeroporto di Zurigo (Sbfz), l'attuale scalo è troppo grande per la regione: è dipendente dai passeggeri in transito che vengono attirati a fare scalo a Kloten (ZH) con prezzi dumping dei voli, sostiene Hardegger in dichiarazioni riportate sul quotidiano gratuito.

Da parte della società che gestisce l'aeroporto si risponde invece che, dopo anni di forte crescita, un rallentamento era atteso. Pesano la congiuntura, la crisi commerciale fra Stati Uniti e Cina, nonché le incertezze relative alla Brexit, spiega una portavoce a 20 Minuten.

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