
La giustizia militare elvetica ha assolto un "foreign fighter" svizzero che in Iraq ha aiutato i curdi nella lotta contro i miliziani dello Stato Islamico. Stando a quanto riportato dalla "SonntagsZeitung"in edicola oggi, secondo la sentenza l'uomo non avrebbe prestato servizio militare per uno Stato terzo.
Il Tribunale militare, riunitosi a La Chaux-de-Fonds (NE) per decidere in merito al caso di un 66enne vodese con la doppia cittadinanza svizzera ed irachena, ha appurato che l'uomo ha partecipato alle operazioni di guerra contro l'Isis in Iraq nel 2014 e nel 2016.
In Svizzera l'articolo 94 del Codice penale militare vieta di combattere per eserciti stranieri: ciò metterebbe a rischio la neutralità del paese.
Accogliendo tuttavia una dichiarazione del governo regionale curdo presentata dal legale dell'imputato - nella quale si precisa che l'uomo non ha mai ricoperto nessuna funzione militare, non è mai stato membro dell'esercito curdo e ha solo lavorato in qualità di "consigliere politico" - la Corte ha assolto il 66enne in base al principio "in dubio pro reo".
Il Tribunale precisa che il caso si muove in una cosiddetta zona grigia: non è chiaro in che cosa consistesse esattamente il lavoro dell'imputato e dove fosse la linea di demarcazione tra la leadership politica e militare dei curdi.
Il caso ricorda quello del locarnese di origini siro-aramee Johan Cosar, condannato lo scorso febbraio a Bellinzona dal Tribunale militare presieduto dal colonnello Mario Bazzi a 90 aliquote giornaliere sospese condizionalmente per tre anni e al pagamento di una multa di 500 franchi per aver combattuto in Siria contro l'Isis in una milizia cristiana.
In quel caso secondo la corte le azioni del "foreign fighter" ticinese avevano effettivamente messo a rischio la neutralità della Svizzera, violando l'articolo 94 del Codice penale militare. A Cosar erano tuttavia stati riconosciuti i "motivi onorevoli" per aver difeso una minoranza minacciata. Ciò aveva portato di fatto al dimezzamento della pena richiesta dall'accusa.
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