Cerca e trova immobili
Svizzera
Coltellate, evasione e matrimoni fittizi
Coltellate, evasione e matrimoni fittizi
Coltellate, evasione e matrimoni fittizi
Redazione
8 anni fa
Il TF ha dato ragione alle autorità ginevrine che hanno rifiutato di concedere un permesso B a un 54enne marocchino

Dovrà lasciare definitivamente la Svizzera un 54enne cittadino marocchino protagonista di un’incredibile vicenda giudiziaria iniziata nel 1999, anno in cui aveva ucciso a coltellate l’allora fidanzata. L’uomo veniva da due matrimoni falliti, uno dei quali gli aveva permesso di ottenere un permesso di dimora per ricongiungimento familiare. Per questo delitto l’allora 49enne era stato condannato a una pena detentiva di 7 anni di carcere sospesa in favore di un trattamento stazionario delle turbe psichiche. Parallelamente le autorità ginevrine avevano disposto la sua espulsione. Nel settembre del 2003 l’uomo era evaso dall’ospedale dove si trovava in cura e per questo motivo era stato incarcerato. Il Tribunale federale, tuttavia, aveva successivamente annullato l'internamento.

Liberato condizionalmente il 3 ottobre 2006, l'uomo avrebbe dovuto proseguire la sua terapia in Marocco ma era riuscito a evitare il rimpatrio sposando una cittadina elvetica l’anno successivo. Il 23 gennaio 2009 l’allora Ufficio federale della migrazione aveva esteso la decisione di rinvio pronunciata a suo carico a tutto il territorio elvetico e gli aveva intimato di lasciare la Svizzera. Il 21 settembre 2011 aveva chiesto senza successo il rilascio di un permesso B giustificato da un "caso personale particolarmente grave". La decisione delle autorità cantonali era stata confermata dal Tribunale amministrativo cantonale e poche settimane più tardi l'uomo aveva divorziato anche dalla terza moglie.

A fine luglio 2012 la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) aveva emanato nei suoi confronti una decisione di divieto d'entrata in Svizzera per una durata indeterminata, ma l’uomo era nuovamente riuscito a evitare il rimpatrio. Il 6 maggio 2013 aveva presentato una domanda di matrimonio presso l'ufficio dello stato civile del comune di residenza della futura moglie, una cittadina francese. La richiesta era stata respinta in quanto non era in possesso di un permesso per stranieri valido. Cinque mesi dopo ci aveva riprovato, affermando di voler sposare una cittadina svizzera. Anche in questo caso l’ufficio dello stato civile interessato aveva risposto picche. L’uomo aveva così nuovamente chiesto un permesso di dimora per potersi sposare ma l’Ufficio cantonale della popolazione e della migrazione ginevrino glielo avevano rifiutato a causa del suo grave precedente penale.

Il 49enne aveva inutilmente ricorso fino alla Corte di giustizia e, in ultima istanza, al Tribunale federale. I giudici losannesi hanno infatti respinto il suo ricorso e, con sentenza del 25 giugno 2018, confermato la decisione dell’autorità inferiore. La Corte ha ritenuto che le due ultime domande di matrimonio presentate in tempi così ravvicinati fossero un chiaro indizio di una probabile unione di comodo. Inoltre, la colpa di cui si era macchiato nel 1999 è stata ritenuta talmente grave da giustificare la decisione cantonale.

nic

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata