
In futuro, dopo aver ottenuto le autorizzazioni necessarie, gli agenti del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) dovrebbero poter sorvegliare la posta elettronica, i computer e le comunicazioni in casi sospetti di terrorismo, spionaggio, proliferazione di armi di distruzione di massa, attacchi ad infrastrutture critiche e agli interessi nazionali essenziali. Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale, respingendo per 120 voti a 53 e 11 astenuti una proposta dei Verdi di stralciare queste disposizioni dalla Legge sul Servizio informazioni (LSI). Daniel Vischer (Verdi/ZH) ha giudicato simili poteri sproporzionati e inaccettabili dal punto di vista dello Stato di diritto, dal momento che una sorveglianza rafforzata potrà essere predisposta anche in assenza di un sospetto fondato. A parere dell'ecologista, già ora il Ministero pubblico della Confederazione può ordinare misure di controllo in caso di atti preparatori in vista di un attacco terroristico o altre attività criminali. Vischer ha anche criticato le affermazioni del consigliere federale Ueli Maurer secondo il quale simili operazioni riguarderebbero una dozzina di casi l'anno. A detta dell'ecologista, si tratta di cifre prive di fondamento: per ottenere risultati concreti, sarà necessario sorvegliare centinaia di persone, sennò tutto questo armamentario non servirà a nulla, ha affermato Vischer. Quanto al sistema di autorizzazione, il consigliere nazionale zurighese ha messo in dubbio che un giudice del Tribunale amministrativo federale - cui deve seguire l'autorizzazione del capo del DDPS e della delegazione di sicurezza, n.d.r - possa giudicare con cognizione di causa una richiesta di sorveglianza. I giudici non avranno scelta, poiché dovranno decidere sulla base di documentazione presentata dal SIC: per Vischer, questa disposizione è un "mero alibi". In realtà, i magistrati saranno "ostaggio" del SIC. Molto criticata dal campo rosso-verde è stata la possibilità concessa al servizio segreto dell'esplorazione dei segnali via cavo (Internet), un'eventualità che andrebbe vietata oppure regolata severamente poiché permetterebbe una forma di controllo di massa del flusso di comunicazione (quest'ultimo verrebbe scansionato tramite parole chiave). Insomma, no al "grande fratello". Per Balthasar Glättli (Verdi/ZH), questa parte della legge è liberticida. A suo parere non è possibile lasciare che i nostri servizi segreti giochino al "Piccolo NSA" ("National Security Agency"). Glättli ha ricordato la vicenda "Snowden" e il pericolo che anche da noi si facciano gli stessi errori, ossia ci si lasci andare a una sorveglianza indiscriminata. La sua richiesta di stralciare questa disposizione dalla legge è stata respinta del plenum per 119 voti a 62 e 3 astenuti. La destra ha invece sostenuto la bontà dei "paletti" inseriti nella legge. Ogni tentativo di edulcorare le nuove norme toglierebbe mordente alla legge. L'intrusione nella vita privata avverrà solo in caso di indizi concreti e per motivi gravi, è stato assicurato dalla maggioranza di centro-destra. Per il campo "borghese", si tratta anche di dotare i servizi d'informazione di strumenti atti a contrastare una minaccia crescente, come l'islamismo, e gli attacchi informatici. Per il PPD, i nuovi strumenti messi a disposizione del SIC permetteranno anche ai nostri servizi di non dipendere eccessivamente dall'estero per la ricerca di informazioni. Il ministro della difesa Maurer ha ricordato che la legge prende di mira persone che rappresentano un grosso pericolo per la stabilità del Paese e che il SIC lavora con coscienza. Quanto all'esplorazione dei cavi, il ministro democentrista ha escluso una sorveglianza di massa, considerato il ridotto numero di agenti disponibili per certe mansioni rispetto all'organico cui possono far capo gli americani.
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