
Tutti i cantoni devono avere voce in capitolo nel coordinamento del settore universitario svizzero. Con 105 voti contro 70, il Consiglio nazionale non vuole un organo di pilotaggio composto soltanto di otto rappresentanti cantonali. Il plenum ha pertanto respinto una proposta in tal senso del consigliere nazionale Christian Wasserfallen (PLR/BE). Il deputato bernese avrebbe voluto sopprimere la "Conferenza svizzera delle scuole universitarie" prevista nella legge e che conta un rappresentante di ciascun cantone, nonché un membro del Consiglio federale. Al suo posto, Wasserfallen avrebbe preferito un "Consiglio delle scuole universitarie" composto di otto membri dei governi cantonali e di un rappresentante del Consiglio federale. Cinque cantoni svizzerotedeschi, due romandi e il Ticino si sarebbero fatti gli interpreti di tutti gli altri. Occorre rinunciare a "istanze troppo pesanti" e finirla con il "cantonalismo" che domina attualmente, ha sostenuto invano il liberale-radicale. Il plenum ha invece ritenuto che i sedici cantoni non universitari non debbano essere esclusi. Questi ultimi versano ogni anno un contributo finanziario di oltre 700 milioni di franchi per il settore delle scuole universitarie, ha ricordato il consigliere federale Didier Burkhalter. ATS
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