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Svizzera
CN respinge proposta di rinvio pacchetto di rilancio
Redazione
17 anni fa

La lotta contro la crisi passa per gli investimenti statali per svariate centinaia di milioni di franchi. Ne è convinta la maggioranza del Nazionale che, contrariamente all'UDC, non ha voluto limitare l'esercizio alla riduzione delle imposte. Con 136 voti contro 42, i deputati hanno respinto una proposta di rinvio del "pacchetto" di rilancio di 700 milioni al Consiglio federale. L'UDC voleva che il governo lo sostituisse con una serie di sgravi fiscali in favore delle famiglie e delle imprese, chiedendo segnatamente una riduzione dell'IVA. Questo secondo programma di rilancio non dovrà comunque superare i 700 milioni proposti dal Consiglio federale. Con 127 voti contro 61, la Camera del popolo ha respinto una proposta della sinistra che chiedeva di più. La maggioranza borghese ha preferito restare nei limiti fissati dal freno all'indebitamento. Ove fosse necessario, si procederà a un terzo programma di rilancio economico. I democentristi hanno espresso scetticismo sull'efficacia del programma congiunturale. "Si tratta di un'incitamento a spendere e, successivamente, ci vorranno nuovi programmi di risparmio per correggere il tiro", ha criticato Bruno Zuppiger (ZH). L'UDC sarebbe disposta al massimo a sostenere provvedimenti mirati in favore dell'industria d'esportazione e della costruzione di strade. "Potremo uscire dalla crisi solo se saremo uniti", ha esordito la ministra dell'economia Doris Leuthard, invitando i consiglieri nazionali ad entrare in materia sul secondo pacchetto di sostegno alla congiuntura. La consigliera federale ha denunciato la posizione dei democentristi, ricordando loro le attese delle piccole e medie imprese (PMI) in materia d'investimenti. In quest'ordine di idee, Doris Leuthard ha giustificato gli investimenti in favore della costruzione a causa del netto calo delle commesse registrato dalla metà del 2008. Quanto al prolungamento a 18 mesi della disoccupazione parziale, "tale misura dovrebbe mitigare l'impatto della crisi sull'industria di esportazione". Il presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz ha dal canto suo sottolineato l'urgenza della situazione. A suo avviso l'intervento dello Stato si giustifica a causa dell'eccezionalità delle situazione che stiamo vivendo. Il ministro delle finanze ha respinto tutte le richieste da parte di deputati UDC di un taglio alle tasse. A detta del consigliere federale radicale, "simili misure priverebbero la Confederazione di entrate importanti in un periodo di crisi e non avrebbero l'effetto auspicato di rilancio ricercato". A detta di Merz, i 700 milioni del secondo pacchetto, avranno effetti visibili già a breve termine "Ciò che conta - ha aggiunto - è la qualità delle misure proposte e non la quantità". Le posizioni dell'UDC non hanno incontrato sostegno. Le altre formazioni borghesi e la sinistra hanno sottolineato la necessità di agire attraverso finanziamenti federali. "La Svizzera sta vivendo una crisi senza precedenti e la fine del tunnel non è in vista. La situazione sul mercato del lavoro - ha sottolineato Daniel Vischer (Verdi/ZH) a nome della commissione - si sta rapidamente deteriorando: il tasso di disoccupazione salirà dal 3,3% al 4,3%. ATS

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