
In occasione di referendum o iniziative è necessario imporre scadenze distinte a comuni e comitati per la raccolta e la verifica delle firme. Il Consiglio nazionale ha adottato oggi - con 141 voti contro 23 - una mozione in questo senso elaborata dalla propria Commissione delle istituzioni politiche dopo i ritardi verificatisi nell'invio delle sottoscrizioni per i referendum sugli accordi fiscali. Secondo la commissione, questa vicenda ha evidenziato incertezze nella prassi attuale. A suo avviso, deve spettare ai comuni e non più ai comitati referendari o d'iniziativa il compito di controllare che le firme siano autenticate per tempo. La nuova prassi, sostenuta anche dal Consiglio federale, verrebbe integrata nella riveduta legge sui diritti politici. È necessario migliorare le disposizioni alla luce di quanto accaduto a Ginevra con i referendum dell'Associazione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI), ha rilevato Andreas Gross (PS/ZH) a nome della commissione. Una firma apposta il 99mo giorno deve essere considerata valida, ha sottolineato. La cancelliera della Confederazione, Corina Casanova, ha da parte sua aggiunto che quello dell'ASNI non è l'unico caso emerso. La Cancelleria ha ricevuto molti reclami per problemi di questo tipo, ha precisato, eppure "i diritti popolari sono i pilastri della democrazia svizzera". Nel caso ginevrino, la cancelleria cantonale ha spedito firme per posta B. In totale 2'800 sottoscrizioni sono state così consegnate a Berna in ritardo, impedendo la riuscita dei referendum sugli accordi fiscali con la Germania e la Gran Bretagna. L'ASNI ha deciso di sottoporre il caso al Tribunale federale. L'oggetto va agli Stati. ATS
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