
Il programma di rilancio economico del Consiglio federale ha suscitato reazioni contrastanti oggi in Consiglio nazionale. L'UDC chiede il rinvio del "pacchetto", che prevede investimenti per 700 milioni. PS e Verdi ritengono invece lo sforzo insufficiente, mentre lo schieramento borghese è soddisfatto. I rappresentanti dei sei gruppi parlamentari hanno illustrato alla tribuna le rispettive ricette per uscire dalla crisi. Solo l'UDC ha chiesto il rinvio del secondo programma di rilancio congiunturale di 700 milioni di franchi. "Non vi è motivo di aumentare le spese della Confederazione per misure di dubbia efficacia", ha dichiarato Bruno Zuppiger (UDC/ZH). I democentristi esigono un nuovo progetto basato su una riduzione dell'imposizione delle famiglie e delle imprese. L'UDC sarebbe disposta al massimo a sostenere provvedimenti mirati in favore dell'industria d'esportazione e della costruzione di strade. Sul fronte opposto, i Verdi hanno criticato l'assenza di un vero programma di rilancio. In nome del freno all'indebitamento, il Consiglio federale sottovaluta la crisi, ha criticato Louis Schelbert (Verdi/LU). Christian Levrat (PS/FR) ha definito il programma di rilancio un "esercizio alibi". "Il Consiglio federale non vuole ammettere che ci troviamo in una crisi grave", ha asserito il presidente del partito socialista. Per Levrat, il governo è pronto ad aiutare le banche, le loro "orgie di bonus" e la piazza finanziaria, ma è "tirchio" quando si tratta di sostenere l'impiego. Gli oratori dello schieramento borghese hanno invece accolto il pacchetto governativo, prima di tutto perché rispetta i precetti del freno all'indebitamento. "Si tratta di una politica ragionevole, articolata sulle necessità elvetiche", ha dichiarato Markus Hutter (PLR/ZH). Secondo Hansjörg Hassler (PBD/GR) si dovrà pensare a un terzo programma congiunturale solo se la crisi perdura. Alla fine del dibattito i deputati saranno chiamati a votare su 87 interventi parlamentari. In particolare, potrebbe essere accolta anche una mozione della commissione, sostenuta dalla sinistra e dall'ala "blocheriana" dell'UDC. Chiede per i dirigenti dell'UBS una struttura salariale analoga a quella applicata nelle imprese federali, quali FFS o La Posta. La mozione rivendica anche un seggio per la Confederazione nel consiglio d'amministrazione della banca. Il Consiglio federale dovrebbe inoltre esaminare una separazione tra attività bancarie svolte in Svizzera e all'estero, nonché tra le attività bancarie di diversa natura. Fabio Abate (PLR/TI) ha dichiarato che l'utilità di questo pacchetto di misure congiunturali non si discute, tanto più che rispettano il freno all'indebitamento. A detta del ticinese, non vi è alcun margine di manovra se si vuole rispettare questo meccanismo. Secondo il presidente della commissione delle finanze, il pacchetto del governo include interventi mirati la cui efficacia sarà constatabile in breve tempo. Il consigliere nazionale ha poi giudicato sbagliato il tentativo di approfittare del dibattito odierno per lanciare riforme strutturali dell'econmia, come una riduzione dell'Iva, passo che a suo avviso non apporterebbe i vantaggi sperati. Di tutt'altro tenore l'intervento di Marina Carobbio Guscetti (PS/TI), secondo cui il pacchetto congiunturale del governo non è sufficiente. Per la deputata socialista, sono necessari interventi strutturali con maggiori investimenti nelle infrastrutture, nella formazione e nel settore delle energie rinnovabili. Il rispetto del freno all'indebitamento impedisce investimenti rivolti al futuro. Per garantire il potere d'acquisto, Carobbio Guscetti ha chiesto un terzo pacchetto che includa interventi per alleviare il peso dei premi malattia e porti a una riconversione ecologia della nostra economia. Meinrado Robbiani (PPD/TI) ha chiesto un intervento più deciso per il lavoro ridotto e la formazione. Stando a Robbiani, il lavoro ridotto preserva il patrimonio di competenze dell'azienda e il potere d'acquisto dei lavoratori. Per il democristiano, in
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