
Secondo il Consiglio Nazionale i prodotti alimentari in vendita nello spazio europeo non dovrebbero essere commercializzati facilmente anche in Svizzera, in base al cosiddetto principio del "Cassis de Dijon". La Camera del popolo ha approvato per 109 voti a 65 e 8 astenuti un progetto in tal senso della sua Commissione dell'economia e dei tributi basato su un'iniziativa parlamentare di Jacques Bourgeois (PLR/FR). Il dossier va al Consiglio degli Stati. Con il suo atto parlamentare, il friburghese chiede al Parlamento di escludere gli alimenti dal campo d'applicazione del "Cassis de Dijon" - principio in base al quale ogni prodotto autorizzato in uno Stato membro dell'Ue può essere venduto liberamente in tutti gli altri - mediante una modifica della Legge sugli ostacoli tecnici al commercio (LOTC). L'introduzione del principio del "Cassis de Dijon" in Svizzera è stata approvata a metà giugno del 2009 dalle Camere federali. La relativa normativa è entrata in vigore il primo luglio 2010 Secondo Jacques Bourgeois, direttore dell'Unione svizzera dei contadini, tale principio nuoce alla strategia di qualità dei settori agricolo e alimentare elvetici. Ciò è tanto più grave se si pensa che la Svizzera applica unilateralmente questo principio agli alimenti. Inoltre, i tanto attesi risparmi sui costi - stimati in 2 miliardi di franchi - non si sono verificati. Per una minoranza (Verdi liberali, PS, PLR, PPD, parte del PBD), invece, non è vero che la qualità dei prodotti elvetici, e soprattutto la sua agricoltura, venga danneggiata da questo principio. Se il consumatore non potrà più scegliere, andrà all'estero a fare la spesa, come accade già oggi, con conseguenze sull'occupazione in Svizzera. Il progetto della commissione rappresenta solo un rigurgito protezionistico della lobby agricola. Per il Consiglio federale, invece, le richieste contenute nell'atto parlamentare di Bourgeois possono essere soddisfatte senza escludere le derrate alimentari dal "Cassis de Dijon". Per il governo, tale principio ha il merito di incentivare la concorrenza e permettere di contrastare gli elevati prezzi svizzeri. Escludere gli alimenti significherebbe ridare slancio al turismo degli acquisti.
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