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Svizzera
CN: nettamente respinta iniziativa "Contro immigrazione di massa"
Redazione
13 anni fa

Dopo un dibattito durato quasi sette ore - i deputati saliti alla tribuna per esprimere la loro opinione erano più di sessanta - il Consiglio nazionale ha respinto l'iniziativa popolare dell'UDC "Contro l'immigrazione di massa". Il risultato è stato abbastanza netto: 128 i contrari e solo 49 i favorevoli, prevenienti quasi esclusivamente dai ranghi UDC. Il dossier passa agli Stati. Oltre a mettere a repentaglio la via bilaterale, il problema dell'iniziativa - che vuole fare in modo che la Svizzera gestisca autonomamente l'immigrazione (asilanti e frontalieri compresi) attraverso l'introduzione di contingenti - è che "i settori dell'asilo e della migrazione economica vengono posti sotto lo stesso tetto, rendendo l'iniziativa potenzialmente inapplicabile", ha spiegato la relatrice della commissione Isabelle Moret (PLR/VD). Ciò potrebbe portare a conflitti di interesse: con un forte afflusso di richiedenti l'asilo a causa di una crisi in un paese, ha proseguito Moret, sarebbe infatti necessario ridurre l'immigrazione di lavoratori. "L'economia verrebbe quindi strangolata a causa dei contingenti globali". Parlando a nome del gruppo parlamentare UDC, Hans Fehr (ZH) ha però ricordato che il saldo migratorio della Svizzera è di 80'000 nuovi arrivi all'anno. "Ciò è equivalente agli abitanti delle città di Lucerna o San Gallo", ha spiegato lo zurighese. L'obiettivo dell'iniziativa, ha poi affermato Fehr, è riprendere il controllo dell'immigrazione. "È il minimo per uno Stato di diritto", ha spiegato. Lo zurighese ha fatto l'esempio di Portogallo e Spagna che "esportano parte della loro disoccupazione in Svizzera". "Regolare l'immigrazione è uno dei compiti fondamentali dello Stato", gli ha fatto eco Lorenzo Quadri (Lega/TI). "Quando si è votato sugli accordi bilaterali non si poteva immaginare la situazione allarmante in cui si sarebbe venuta a trovare l'Italia", ha spiegato il ticinese. Le condizioni sono dunque radicalmente cambiate e questo giustifica "un'inversione di rotta" della politica migratoria. Nel suo intervento, Pierre Rusconi (UDC/TI) ha messo l'accento sulle regioni di frontiera sostenendo che queste "non sono più in grado di reggere l'invasione giornaliera di frontalieri che provoca ingorghi di traffico, dumping salariale e disoccupazione indigena". Per il democentrista se l'iniziativa verrà accettata non ci sarà carenza di manodopera. "È vero il contrario", ha sostenuto ricordando che il testo prevede di fissare contingenti annuali in funzione degli interessi dell'economia svizzera. Contestando tali argomentazioni, Marina Carobbio ha sostenuto che l'iniziativa non sarà in grado di risolvere i problemi reali, ossia il dumping salariale e la penuria di alloggi a pigione moderata. Per la ticinese l'immigrazione economica è legata alla politica fiscale. Ci sono delle aziende che approfittano di questa situazione e che spingono i salari verso il basso, ha sostenuto. Per la socialista ticinese la soluzione è rafforzare le misure di accompagnamento, anche nel settore dell'alloggio, e introdurre salari minimi. Lo stesso parere è stato espresso dai Verdi: per gli ecologisti, per porre un rimedio alle tensioni demografiche e ai movimenti migratori bisogna riorientare la crescita economica. "Occorre sviluppo sostenibile ed ecologicamente responsabile", ha spiegato Adèle Thorens Goumaz (Verdi/VD). Fabio Regazzi (PPD/TI) ha da parte sua ricordato che l'immigrazione è la conseguenza della buona situazione economica della Svizzera. Per alcuni settori, come sanità, turismo e agricoltura, limitare la disponibilità di manodopera straniera creerebbe gravi problemi all'economia con conseguenze molto pesanti. Accettare l'iniziativa significa "scherzare col fuoco", ha affermato Marco Romano (PPD/TI). Per il ticinese l'isolazionismo è "pura utopia". Occorre comunque impegnarsi per

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