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Svizzera
CN: liberalizzazione agricoltura, no misure accompagnamento
Redazione
17 anni fa

Al Nazionale non piace l'idea di istituire delle riserve per mitigare le conseguenze della progressiva liberalizzazione del settore agro-alimentare. Per 111 voti a 60 e 12 astenuti, la camera del popolo non è entrata in materia oggi su una proposta del Consiglio federale con cui si prevedeva di mettere da parte 400-500 milioni di franchi all'anno. Il dossier va agli Stati. Il no alle misure di accompagnamento difese dalla consigliera federale Doris Leuthard è frutto di un'alleanza formata soprattutto da socialisti e deputati dell'UDC. Per la sinistra non è accettabile decidere ora la destinazione di risorse quando non si sa ancora come verranno finanziate, ha dichiarato Hildegard Fässler (PS/SG). Col proprio voto negativo, una parte della destra ha voluto invece sottolineare la propria opposizione di principio a un accordo di libero scambio nel settore agro-alimentare tra l'Unione europea e la Confederazione o un'ulteriore liberalizzazione del settore in seno all'Organizzazione mondiale del commercio (WTO). Per Jean-François Rime (UDC/FR), le misure di accompagnamento sono "un contributo alla scomparsa dell'agricoltura svizzera". A suo parere, vista la crisi attuale si fa impellente un altro programma di risanamento. "Bisogna concentrasi su dossier urgenti, invece di accumulare denaro per un futuro ipotetico accordo", ha dichiarato. Gli esponenti del PLR e del PPD hanno invece difeso l'idea di costituire riserve che dovrebbero permettere di attenuare gli effetti di una futura liberalizzazione. In otto anni si potrebbero così accumulare fino a 4 miliardi di franchi con cui finanziare le misure di accompagnamento. Proposte concrete sono attese dal governo per l'inizio dell'estate. Per Jean-René Germanier (PLR/VS), non è possibile attendere la conclusione di accordi per porsi la domanda sul finanziamento delle misure accompagnatorie che dovrebbero aiutare l'agricoltura ad adattarsi alle mutate condizioni. Per Germanier, in ogni caso, anche una riserva di 3 miliardi non basterà per aiutare i contadini a riconvertire le proprie attività oppure ad utilizzare pienamente il potenziale offerto dai nuovi mercati. La non entrata in materia potrebbe avere gravi conseguenze, ha ammonito Markus Zemp (PPD/AG). "Come potremmo venire in aiuto agli agricoltori se il ciclo di Doha, in seno alla WTO, dovesse concludersi prossimamente", si è chiesto. Christophe Darbellay (PPD/VS) ha dal canto suo proposto di istituire un fondo speciale, a suo dire più credibile di una riserva di bilancio come quella proposta dall'esecutivo. Il presidente dell'Unione svizzera dei contadini Hansjörg Walter (UDC/TG) ha cercato la via del compromesso. Gli agricoltori sono contro un accordo di libero scambio con l'Ue, ma ciò non è un motivo per negare loro un potenziale aiuto, ha spiegato. I Verdi avrebbero voluto rinviare il progetto all'esecutivo al fine di ottenere il finanziamento che di una strategia che puntasse maggiormente sulla biodiversità e lo sviluppo sostenibile. La loro proposta di rinvio non ha potuto essere sottoposta al voto dopo la decisione di non entrata in materia. Doris Leuthard si è detta sorpresa della forte opposizione suscitata dal progetto governativo. La situazione dell'agricoltura è difficile, ha spiegato, e la protezione dei prodotti indigeni mediante dazi all'importazione non potrà durare per sempre. Secondo la ministra dell'economia, i negoziati del ciclo di Doha in seno alla WTO potrebbero concludersi nel 2010. Di fronte a questa prospettiva è a suo avviso irresponsabile non costituire riserve in favore dei contadini. ATS

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