
Per i frontalieri disoccupati, la Svizzera paga meno di quanto era lecito prevedere a causa di una nuova regolamentazione con l'Unione europea (Ue). Queste nuove disposizioni hanno comportato una spesa di 4 milioni di franchi in tre mesi, quando il Consiglio federale ne calcolava invece 150 all'anno. Dall'aprile 2012, alla luce della nuova regolamentazione europea, la Confederazione partecipa in parte alle indennità di disoccupazione dei frontalieri che hanno lavorato in Svizzera, ha ricordato oggi in Consiglio nazionale il consigliere federale Johann Schneider-Ammann, rispondendo a una domanda di Lukas Reimann (UDC/SG). L'accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l'Ue è stato aggiornato in questo senso e le commissioni di politica estera delle due Camere sono state informate, ha precisato. In precedenza, a prelevare i contributi era il paese nel quale il frontaliere lavorava, mentre lo Stato di residenza del frontaliere provvedeva a versare le indennità di disoccupazione. Il nuovo regolamento prevede che la Svizzera versi le indennità per tre mesi, nel caso in cui il frontaliere ha lavorato nella Confederazione per meno di un anno; oltre la durata di un anno, la durata delle indennità di disoccupazione è di cinque mesi. Lo stesso vale per i frontalieri di nazionalità svizzera. Nel 2011, il Consiglio federale aveva stimato a 150 milioni di franchi all'anno il volume delle retrocessioni di disoccupazione. Alla luce degli importi fatturati finora, l'onere si annuncia di gran lunga inferiore, ha sottolineato il ministro dell'economia. Il regime precedente era nettamente più costoso: tra il 2002 e il 2009, la Svizzera ha versato circa 240 milioni di franchi all'anno, ha precisato Schneider-Ammann. ATS
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