
Nonostante l'opposizione dell'UDC, il Consiglio nazionale ha approvato oggi lo scambio automatico di informazioni bancarie (AIA) con 39 Paesi, che si aggiungono ai 38 Stati con i quali la Svizzera ha già siglato degli accordi in tal senso. Rispetto al progetto governativo, il plenum ha "congelato" l'intesa con la Nuova Zelanda e respinto - per un soffio - l'idea di un AIA con l'Arabia Saudita (95 voti a 92 a 4 astensioni). Se l'iter parlamentare dovesse essere rispettato, a partire dal 2018 gli istituti finanziari dovrebbero incominciare a raccogliere le informazioni sui loro clienti esteri per essere pronti a trasmetterle a partire dal 2019. Tale trasmissioni interesserebbe anche i cittadini svizzeri residenti all'estero in quei Paesi con i quali Berna ha concluso un AIA. Prima però dello scambio vero e proprio di dati, il Consiglio federale dovrà aver redatto per ogni singolo Paese un rapporto in cui si valuta il rispetto degli standard internazionali in merito a questioni fondamentali come il principio di specialità - ossia i dati devono essere usati solo per ragioni specificate nell'intesa, ossia fiscali - o il rispetto della protezione dei dati, ma anche il rispetto dei diritti umani. Su proposta dell'UDC, le autorità elvetiche dovranno anche tenere conto della situazione in materia di prevenzione della corruzione. Sui rapporti in questione dovranno pronunciarsi le commissioni competenti di entrambe le Camere. Qualora dovessero esprimersi negativamente, lo scambio di informazioni verrebbe bloccato. Secondo il consigliere federale Ueli Maurer si tratta di un meccanismo di verifica unico nel suo genere a livello mondiale.
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