
Il Consiglio nazionale non vuole sacrificare l'industria svizzera dell'armamento e i suoi posti di lavoro in favore del promovimento della pace. Con 122 voti contro 60, la Camera del popolo ha respinto stamani l'iniziativa popolare del Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE), che chiede il divieto di esportare materiale bellico. L'oggetto va ora agli Stati. La sinistra si è ritrovata sola a sostenere questo testo. A suo modo di vedere la Svizzera svolge una politica assolutamente incoerente: da un canto s'impegna per risolvere conflitti e, dall'altro, fornisce armi a paesi quali il Pakistan, l'India, l'Arabia Saudita, l'Egitto o Israele. Lo schieramento rosso-verde ha pure riparlato della vendita di un aereo Pilatus al Ciad, poi armato e impiegato nel Darfur. Tuttavia, gli attacchi della sinistra contro un'industria d'armamento in piena espansione - nel 2008 è stato esportato materiale bellico per un valore record 720 milioni di franchi - sono stati vani. Per i partiti borghesi, non vi è motivo di mettere in pericolo l'economia e la sicurezza della Svizzera. Se l'iniziativa fosse accolta, molte imprese dovrebbero chiudere i battenti. Andrebbero persi da 5000 a 10'000 posti di lavoro. Le aziende d'armamento dovrebbero essere trasformate in imprese civili. Particolarmente colpiti sarebbero l'Oberland bernese, Emmen (LU), Stans (NW) e Kreuzlingen (TG). Gli oppositori, come pure il Consiglio federale, non credono nelle soluzioni di riconversione degli iniziativisti. Il loro testo prevede infatti che per dieci anni la Confederazione dovrebbe sostenere le regioni colpite dal divieto d'esportazione. Secondo il governo, ciò costerebbe più di 500 milioni. Inoltre, senza industria indigena, per garantire il proprio armamento l'esercito svizzero si ritroverebbe in condizioni di dipendenza dall'estero. In caso di crisi, corre il rischio di non potersi approvvigionare del tutto, hanno sottolineato vari oratori borghesi. L'iniziativa del GSsE vuole introdurre il divieto dell'esportazione e del transito di materiale di guerra e di beni militari specifici, comprese le tecnologie che possono servire alla loro produzione. Rientrano nel divieto anche i simulatori, gli aerei d'addestramento militare come i Pilatus, nonché le armi di piccolo calibro e le relative munizioni. Tra le rare eccezioni figurano gli strumenti di sminamento umanitario, nonché le armi per lo sport e la caccia, sempre che le stesse non possano essere usate quali armi da combattimento. ATS
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