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L'accusa
Clima, le Ong puntano il dito contro la piazza finanziaria svizzera
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Keystone-ats
4 anni fa
Public Eye e Greenpeace accusano le banche svizzere di essere responsabili dei danni climatici attraverso i loro affari, in primis con il commercio di carbone.

“Circa il 40% del carbone mondiale viene negoziato dalla Svizzera, quando quest'ultima si è impegnata ad abbandonare totalmente questa sorgente energetica”. È la denuncia mossa dall'ONG Public Eye, a margine della COP27, la Conferenza dell'Onu sul clima che si apre ufficialmente oggi. Dal canto suo, Greenpeace punta il dito contro la piazza finanziaria elvetica considerandola responsabile dei danni climatici.

L’accusa di Public Eye

"Il nostro paese conta oggi 245 società attive nel carbone", critica l'organizzazione non governativa (ONG) Public Eye in una nota odierna. L'accumulo di emissioni legati all'estrazione, al trasporto e alla trasformazione in elettricità del carbone negoziato in Svizzera, corrisponde a circa 5,4 miliardi di tonnellate di CO2 rilasciati all'anno nell'atmosfera, stima l'ONG. Una cifra superiore alle emissioni annuali degli Stati Uniti.

Secondo un recente rapporto di Public Eye consacrato a questo settore, le banche svizzere hanno "prestato 3,15 miliardi di dollari all'industria elvetica del carbone" da quando la Svizzera ha firmato l'Accordo di Parigi nel 2015. La Svizzera si è tuttavia impegnata ad abbandonare totalmente questa fonte energetica, che è "la più inquinante al mondo", ricorda l'ONG.

Le banche nel mirino della Ong

Credit Suisse ha fornito più della metà dei fondi, mentre le banche cantonali zurighese, vodese e ginevrina sono anch'esse fra i creditori. Tuttavia, la proprietà pubblica di queste ultime "inviterebbe (...) a rispettare maggiormente gli impegni politici della Confederazione", sottolinea Public Eye.

La risposta dei diretti interessati

Credit Suisse, la Banca cantonale vodese e quella ginevrina hanno manifestato il loro stupore riguardo a queste cifre ieri sera al telegiornale "19h30" della RTS. "Ci siamo impegnati a ridurre le nostre emissioni finanziate nei settori del petrolio, gas e carbone del 49% entro il 2030 e del 97% entro il 2050", ha precisato per iscritto Credit Suisse.

“Prendete delle misure per abbandonare queste attività”

Public Eye chiede in una petizione al Consiglio federale e al Parlamento di prendere delle misure per "un completo abbandono di quest'attività climaticida" da qui al 2030. "Con la sua posizione dominante nel settore del carbone, la Svizzera ha una leva di politica climatica e una responsabilità per la sicurezza energetica globale", indica Public Eye.

La strategia climatica elvetica? “Decisamente insufficiente”

In una nota odierna pubblicata a margine dell'apertura della COP27 in Egitto, l'ONG Greenpeace stima dal canto suo che la piazza finanziaria elvetica "si trova su una traiettoria che va fino a 4°C di riscaldamento". L'ONG lamenta il fatto che sette anni dopo aver aderito all'Accordo di Parigi, la Svizzera "non dispone ancora di direttive obbligatorie per ridurre i danni climatici di cui la piazza finanziaria e la Banca nazionale svizzera sono responsabili". "Questa situazione è suicida se consideriamo che la piazza finanziaria è la più grande leva della Svizzera per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni globali", ha aggiunto. In generale Greenpeace stima che la strategia climatica elvetica, come quella di altri Paesi ricchi, è "decisamente insufficiente".

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