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Svizzera
Clausola di salvaguardia, le reazioni
Clausola di salvaguardia, le reazioni
Clausola di salvaguardia, le reazioni
Redazione
11 anni fa
Darbellay: "Un passo nella buona direzione"; Brunner: "Non risolve nulla", Levrat: "Inaccettabile"

La decisione comunicata nel pomeriggio dalla ministra della giustizia Simonetta Sommaruga, che il Consiglio federale intende introdurre unilateralmente, se necessario, una clausola di salvaguardia per gestire il flusso migratorio, ha scatenato una serie di reazioni.

Il primo ad esprimersi è stato il presidente del PPD Christoph Darbellay: “È un passo nella buona direzione", ha dichiarato, aggiungendo però che “è un peccato che si siano persi due anni” a causa “di barriere ideologiche lontane dalla realtà (...). Il governo ha annaspato e si è cullato nell'illusione che vi fosse una volontà di compromesso da parte di Bruxelles".

Più critico invece il presidente dell’UDC Toni Brunner, secondo cui il Consiglio federale ha scelto di nuovo di temporeggiare: “Siamo allo stesso punto di due anni fa. Non capisco come si possa limitare l’immigrazione introducendo un tetto limite di cui si terrà conto solo l’anno successivo” ha affermato Brunner, ricordando che il mondo economico aveva già portato quest’idea dopo che il 9 febbraio 2014 il popolo aveva accettato l’iniziativa UDC contro l’immigrazione di massa.

“Una limitazione unilaterale della libera circolazione delle persone è contraria all’accordo sottoscritto con l’UE” ribadisce dal canto suo il presidente del PS Christian Levrat, citato in una nota. Per i socialisti la clausola di salvaguardia non è altro che un placebo: i problemi reali che hanno portato all’accettazione dell’iniziativa UDC non verranno risolti.

Per l’Unione sindacale svizzera (USS) la decisione odierna ha “alcuni elementi positivi per i lavoratori, ma nasconde anche pericoli”. La centrale sindacale saluta con favore la volontà governativa di cercare una soluzione consensuale con l'UE nella logica degli accordi bilaterali. Ma l'opzione di ricorrere unilateralmente a una clausola di salvaguardia costituisce un grosso pericolo secondo l'USS: rischia infatti di distruggere a lungo termine le relazioni bilaterali esistenti. Inoltre il ritorno a un regime dei contingenti di lavoratori, anche di quelli con statuto di stagionali, avrà effetti negativi quali il lavoro in nero, gli impieghi mal pagati, una pressione sui salari e condizioni di lavoro indegne.

L'Unione svizzera delle arti e mestieri (usam) saluta la volontà del Consiglio federale di voler conservare gli accordi bilaterali con l'Ue nel progetto di attuazione dell'articolo costituzionale sull'"immigrazione di massa". "La denuncia dei bilaterali avrebbe conseguenze fatali per l'economia svizzera", ribadisce l'associazione che difende gli interessi delle piccole e medie imprese (PMI). 

Per quanto riguarda il partner direttamente interessato, Bruxelles ha reagito pacatamente all’annuncio del governo svizzero. “È difficile, ma continuiamo a portare avanti le discussioni con le autorità elvetiche per trovare una soluzione” scrive la Commissione europea in una nota. Il presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker e la ministra Simonetta Sommaruga proseguiranno in questo senso le trattative. Un prossimo incontro è previsto entro la fine dell'anno.  

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