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Svizzera
Cipro: ripresi oggi a Mont Pèlerin (VD) colloqui su soluzione
Redazione
10 anni fa

Sono ripresi oggi a Mont Pèlerin, nel canton Vaud, i negoziati tra il presidente greco-cipriota Nicos Anastasiades e quello turco-cipriota Mustafa Akinci, che puntano a raggiungere entro il 2017 un accordo per la riunificazione dell'isola sotto uno Stato federale. I due leader si sono già confrontati, con la mediazione dell'Onu, tra il 7 e l'11 novembre sempre nella località vodese, prima che Anastasiades chiedesse una sospensione. I due erano arrivati ad affrontare i temi più sensibili, tra cui la spartizione del territorio e la restituzione delle proprietà abbandonate dopo l'esodo delle due comunità verso il sud o verso il nord. Si tratta dei temi su cui per Akinci e Anastasiades potrebbe essere più difficile ottenere l'appoggio dei loro governi e quello della popolazione, che dovrà esprimersi sull'accordo con un referendum, si spera nel 2017. Per molti osservatori, si tratta di un momento particolarmente propizio per un accordo. Entrambi i leader sono a favore di una soluzione federale. La riunificazione dell'isola, inoltre, permetterebbe di avviare un progetto di sfruttamento dei giacimenti di gas nelle sue acque territoriali e in quelle di Libano, Israele ed Egitto. Il gas estratto verrebbe convogliato con un gasdotto verso Cipro e da lì verso la Turchia, per poi essere esportato in Europa. Molte compagnie internazionali, tra le quali l'italiana Eni, sono coinvolte nel progetto, che potrà però partire solo quando l'isola sarà riunificata e la Turchia non si opporrà alle attività estrattive della sola Cipro greca. Anche l'interesse di Ankara nel progetto potrebbe dare un'accelerata ai negoziati. Non mancano tuttavia gli ostacoli. L'amministrazione di Barack Obama è stata un grande sponsor dei colloqui e ha promesso finanziamenti per la fase dell'attuazione dell'accordo. Ma il suo mandato è in scadenza e il nuovo presidente Usa, Donald Trump, potrebbe scegliere la linea del disimpegno. Le recenti tensioni nei rapporti tra Turchia e Ue potrebbero essere un ulteriore ostacolo. E c'è poi l'incognita del referendum. Nel 2004, quando le leadership dell'isola diedero il via libera a un piano per la riunificazione, i cittadini greco-ciprioti votarono 'no' e non se ne fece nulla. Questa volta, il rischio di una vittoria dei 'no' riguarda anche il nord turco, visto che il governo (di destra e filo-Erdogan) è contrario ai colloqui che vedono impegnato Akinci, legato alla sinistra e considerato una 'colomba'. "Non c'è nessuna possibilità di successo", ha detto nei giorni scorso il ministro turco-cipriota degli Esteri, Tahsin Ertugruloglu. "Noi e il presidente - ha aggiunto - non abbiamo la stessa visione, finora siamo stati noi del nord a rinunciare a tutto, a essere lasciati fuori dell'Ue. A cos'altro ci si aspetta che rinunciamo?". Secondo il britannico 'The Economist', anche il 'fattore russo' non gioca a favore del negoziato. Mosca sarebbe interessata a mantenere lo status quo per vari motivi. Teme, ad esempio, che con una riunificazione la Nato possa schierare sull'isola le sue truppe. Il progetto di gasdotto Cipro-Turchia-Europa, inoltre, si scontra con progetti di gasdotto dalla Russia. Infine, una volta pacificata, l'isola potrebbe essere costretta dall'Ue a un'applicazione più rigorosa delle norme bancarie, con evidenti svantaggi per i tanti cittadini russi che hanno fatto del sud greco il loro paradiso fiscale. Se, nonostante le difficoltà, Anastasiades e Akinci raggiungeranno un'intesa nei colloqui che ripartono domenica, verrà annunciata la data di un ultimo summit nel quale saranno discussi i dettagli finali dell'accordo di pace. All'ultimo summit dovrebbero partecipare anche la Turchia, la Grecia e il Regno Unito, stati garanti dell'indipendenza dell'isola nel 1960. In quest'ultima fase, il confronto dovrebbe riguardare in particolare le questioni di sicurezza e soprattutto la presenza di un contingente di circa 30.000 soldati turchi nel nord dell'isola. "I greci vogliono cacciarli - ha detto il ministro Ertugruloglu - perché sono l'unico deterrente alla loro supremazia, ma devono capire che le truppe turche ci saranno sempre, anche se magari in numero diverso rispetto a oggi".

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